Madre Tettamanzi

Ida Dominijanni
Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano succeduto al cardinal Martini, è esperto di bioetica, ha curato un dizionario della materia, ha aiutato Giovanni Paolo II a scrivere le due encicliche Evangelium vitae e Veritatis splendor. Nessuno nega che abbia tutti i titoli per elaborare la posizione della Chiesa sullo statuto dell’embrione, sulla procreazione assistita, sulla ricerca sulle cellule staminali. Della sua competenza in materia di rapporti fra Stato (laico) e Chiesa, invece, è lecito dubitare. E’ con convinzione assoluta che infatti, nell’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera, ribadisce il dovere, non solo il diritto, della Chiesa di intervenire «di fronte a scelte etiche e legislative di primaria importanza come quelle che toccano la vita dell’uomo». Passi per le scelte etiche; ma come la mettiamo con quelle legislative, che dovrebbero essere appannaggio della sovranità del parlamento? Del resto, si sa che sul punto Wojtyla la pensava come lui, tanto che nell’ultimo libro per attaccare l’aborto attaccava direttamente i parlamenti che lo legalizzano. Tant’è: finita la mediazione del partito cattolico, che quando voleva sapeva anche difendere la laicità dello Stato, siamo ormai al più smisurato interventismo nella scena politica (e mediatica) di papi, vescovi e cardinali.

Il cardinal Tettamanzi parla dalle colonne del Corsera per fare da spalla al cardinal Ruini, confermarne e benedirne l’invito, anzi l’ordine, rivolto da quest’ultimo ai cattolici di disertare le urne il 12 giugno. D’accordo, l’astensione, nei referendum, è scelta lecita. Ma è lecito anche imporla dal pulpito? Tettamanzi sostiene di sì, anzi di più: è dovuto. «La Chiesa è madre e maestra. Come maestra, ha il compito di insegnare. Come madre, può e deve orientare e guidare i suoi figli in fedeltà al Vangelo». Che i suoi figli siano anche cittadini di uno Stato laico non gli fa alcun problema.

Il cardinale e filosofo bioetico Tettamanzi, va da sé, non ha dubbi che il 12 non voti sulla qualità di una legge, bensì sulla natura dell’embrione; e, va da sé, non ha dubbi sul fatto che l’embrione sia essere umano e persona. Il suo «diritto alla vita e all’integrità fisica» è «la soglia di tolleranza» che non può essere oltrepassata da nessuna legge e nessun parlamento. Come filosofo bioetico, il cardinale non è granché tollerante.

Però come ogni madre e ogni maestra di questo mondo il cardinal Tettamanzi deve avere qualche problema di contestazione in casa e in classe. Altrimenti non si spiegherebbe, dopo tanta ostentazione di certezze, quell’improvviso «vivo bisogno» di invitare i cattolici a evitare «ogni forma, più o meno larvata, di ‘reciproca scomunica’», Reciproca scomunica? Ma il mondo cattolico non era unito come un sol uomo sotto le insegne dell’astensione? La parola d’ordine materna e magistrale di Ruini non l’aveva compattato tutte, dalle Acli a Cl, dalla Fuci al Cif ai focolarini? Non del tutto evidentemente, o non quanto sembra in superficie, come adombra anche l’articolo di Marco Politi su Repubblica di ieri: nella base cattolica pare che circoli una certa paura di diventare «una falange integralista». Sotto il cielo il disordine è sempre un po’ più grande del previsto, e per fortuna.