Il cardinal Tettamanzi parla dalle colonne del Corsera per fare da spalla al cardinal Ruini, confermarne e benedirne l’invito, anzi l’ordine, rivolto da quest’ultimo ai cattolici di disertare le urne il 12 giugno. D’accordo, l’astensione, nei referendum, è scelta lecita. Ma è lecito anche imporla dal pulpito? Tettamanzi sostiene di sì, anzi di più: è dovuto. «La Chiesa è madre e maestra. Come maestra, ha il compito di insegnare. Come madre, può e deve orientare e guidare i suoi figli in fedeltà al Vangelo». Che i suoi figli siano anche cittadini di uno Stato laico non gli fa alcun problema.
Il cardinale e filosofo bioetico Tettamanzi, va da sé, non ha dubbi che il 12 non voti sulla qualità di una legge, bensì sulla natura dell’embrione; e, va da sé, non ha dubbi sul fatto che l’embrione sia essere umano e persona. Il suo «diritto alla vita e all’integrità fisica» è «la soglia di tolleranza» che non può essere oltrepassata da nessuna legge e nessun parlamento. Come filosofo bioetico, il cardinale non è granché tollerante.
Però come ogni madre e ogni maestra di questo mondo il cardinal Tettamanzi deve avere qualche problema di contestazione in casa e in classe. Altrimenti non si spiegherebbe, dopo tanta ostentazione di certezze, quell’improvviso «vivo bisogno» di invitare i cattolici a evitare «ogni forma, più o meno larvata, di ‘reciproca scomunica’», Reciproca scomunica? Ma il mondo cattolico non era unito come un sol uomo sotto le insegne dell’astensione? La parola d’ordine materna e magistrale di Ruini non l’aveva compattato tutte, dalle Acli a Cl, dalla Fuci al Cif ai focolarini? Non del tutto evidentemente, o non quanto sembra in superficie, come adombra anche l’articolo di Marco Politi su Repubblica di ieri: nella base cattolica pare che circoli una certa paura di diventare «una falange integralista». Sotto il cielo il disordine è sempre un po’ più grande del previsto, e per fortuna.