E se Buttiglione sostiene che «il voto per il no è un atto di stupidita o il cosciente tradimento di un principio che si afferma di difendere», in An i commenti non sono più lievi, lì cattolico Mantovano si chiede «quand’è che il partito ha deciso di abbandonare la linea e i valori di Fiuggi». Il cattolico Selva denuncia “il cambiamento di linea etica e politica». Il cattolico, nonché dirigente della fintamente disciolta Destra sociale, Briguglio si erge a rappresentante del «gravissimo disagio e disorientamento che si sta diffondendo nella nostra comunità politica». Il cattolico Mazzocchi,ricorda che «quella legge fu approvata da tutta An». E l’arcicattolico Pedrizzi ha guidato un vero e proprio colpo di mano. Se, infatti,sul tema del referendum An aveva lasciato libertà di coscienza,lui ha riunito la Consulta eticoreligiosa del partito e ha fatto approvare all’unanimità un documento in favore dell’astensione. Informalmente, molti dirigenti di An condividono le parole della Mussolini quando accusa Fini di «opportunismo e tradimento», ma c’e anche chi nella sua scelta vede un cambio di strategia politica: «Fini dicono vuole differenziarsi dal cattolico Casini e, con la mente rivolta alla successione a Berlusconi, intende farsi carico dell’area liberale del centrodestra».
Italo Bocchino, che di Fini condivide la scelta, giura però che «Gianfranco ha deciso per convinzione personale e non politica». Ma aggiunge che «gli elettori di An sono molto più liberi e laici della sua classe dirigente» e ammette che certe uscite spiazzanti giovano al carisma del Capo.Le parole di Fini, comunque, hanno dato voce a chi nell’Unione sostiene il referendum. Da Maccanico della Margherita a Deiana di Rifondazione, in molti ora chiedono a Prodi e a Rutelli di avere “lo stesso coraggio di Fini