Se parlassimo di prosciutti, telecomunicazioni o banche, non ci sarebbe bisogno di ricordare che il mercato è fatto di regole e che liberismo non è anarchia. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di spiegare che per distribuire ricchezza bisogna produrla e che l’uguaglianza obbligatoria per legge crea le massime diseguaglianze.
Qui invece parliamo di salute, di vita, di nascita e di morte. Cambia tutto? No, non cambia tutto. Anche questi terreni sono abitati da costi e ricavi, investimenti e rischi, creatori di benessere e profittatori. Certo, le conseguenze di errori e crimini possono essere particolarmente devastanti. Proprio per questo servono regole. Per stabilirle, non è utile dipingere scenari apocalittici, dove la parola “commercio