Da Bonino a Boniver in pista per l’abrogazione

Dice Margherita Boniver: “E’ pazzesco dover tornare sulle barricate trent’anni dopo”. Sulle barricate come ai tempi dell’aborto, del divorzio, perché “nel Palazzo della politica mi sembra che le coscienze siano ancora belle addormentate…”. E’ indignata la sottosegretaria agli Esteri, ex socialista, ora di Forza Italia.

E’ nato ieri mattina il comitato “Donne per il SI”. Le “madri” sono, oltre alla Boniver, Stefania Prestigiacomo, Emma Bonino ma via via si vanno aggregando molte altre donne. La lista, alla quale lavora alacremente anche la leader radicale Bonino, viene aggiornata di ora in ora. Ci sono donne di spettacolo come Mara Venier, di cultura come Elena Loewenthal, Sonia Raule.
C’è il giudice Simonetta Matone.

Niente di partitico, è ovvio, ma la forza delle donne in campo per abrogare parzialmente una legge di divieti, oscurantista. Boniver le chiama sempre “norme con il burqa”: fondamentaliste.

Questa è una mobilitazione per il Sì partita dal centrodestra. “Anche qui le donne si sono svegliate, si rimboccano le maniche e aggregano”, rivendicano alcune delle promotrici. Forse perché il comitato ha appena visto la luce, sono estremamente laconiche. Ieri mattina si sono viste per costituirlo formalmente, ma sono settimane che se ne parla, a casa dell’una o dell’altra. Di Prestigiacomo soprattutto.

Riunioni nel massimo segreto per il timore di far fallire il progetto e che i malumori, ad esempio dentro Forza Italia, potessero creare problemi. “Già ce ne sono…”. Ma il viatico alla fine c’è stato. Bonino si è spesa ricordando, raccontando: “Quando nel 1975 fui arrestata per il Cisa…”. Era il centro per l’informazione sulla sterilizzazione e l’aborto che aveva aperto in Italia diverse “cliniche” clandestine dove si aiutavano ad abortire le donne che non potevano permettersi di pagare sottobanco gli aborti con i “cucchiai d’oro” in Italia o di andare all’estero, a Londra soprattutto.
Secoli fa, verrebbe da dire.

Eppure, se una legge mette a rischio la salute delle donne, ne ignora il corpo come la legge 40 sulla procreazione assistita, “qualcosa è il caso che si muova”. Nel manifesto – che adesso è solo in bozza e sarà reso pubblico giovedì in una conferenza stampa di lancio dell’iniziativa – viene illustrato tutto ciò e altro ancora: in poche parole, le ragioni “femminili” del Sì.
“Diciamo che ogni referendum ha una storia a sé stante: questo è francamente diverso perché c’è una tale mobilitazione per l’astensione”, riflette Margherita Boniver. “Gli italiani non si rendono conto di qual è la posta in gioco”. “Vinciamo il referendum e molto cambierà nella politica italiana, vedrete”, ha ripetuto Emma Bonino. Sono partite da un rammarico: che nelle società italiane non c’è più l’impegno degli anni Settanta. Anche le “femministe storiche” spesso si sono tenute un passo indietro diffidando del business e della fecondazione artificiale ritenuta un altro modo per usare il corpo della donna come strumento.

Ma contro la legge sulla provetta ci sono diritti fondamentali da difendere: “Vedremo come si comporteranno i media, ma non sono molto ottimista – attacca Boniver – E’ una battaglia tutta in salita sulla quale vale la pena di combattere”. Il comitato si darà “molto da fare”. “Si sveglino le ragazze, le giovani, per favore…”, insiste la sottosegretaria. Il ministro Prestigiacomo non vuole ancora commentare in attesa di ancora nuove adesioni: “Mostreremo la forza delle donne”. In Parlamento in questa legislatura non si è vista.