Professor Marino, le piace la legge 40?
“Quando il Parlamento ha iniziato ad occuparsene pensavo si sarebbe trovata una buona legge. Il nostro Paese aveva bisogno di regole nella procreazione medicalmente assistita, soprattutto rispetto al gravissimo problema etico delle migliaia di embrioni conservati nei frigoriferi. Ma quando la legge è arrivata al voto, mi sono reso conto che ha prevalso lo scontro politico, senza interrogarsi a fondo sulle conseguenze. Non a caso oggi siamo al punto di partenza”.
Andrà a votare?
“Sì, ho sempre votato anche se mi costa molta fatica dovermi mettere in viaggio dall’America. Il referendum è un validissimo strumento di espressione della democrazia e partecipare è un dovere che ogni cittadino non può esimersi dall’espletare finché pretende di partecipare ad una società in cui è la maggioranza a fissare le regole”.
La legge vieta qualunque uso degli embrioni a fini di ricerca. E’ d’accordo?
“E’ stato fatto un errore nel creare decine di migliaia di embrioni che ora attendono solo di spegnersi nel freddo. La loro fine è certa, ma è meglio lasciarli morire oppure utilizzare le loro preziose cellule per la ricerca? Per chi è cattolico come me, si tratta di vite e come tali non possono essere soppresse, anche se per scopi di ricerca, ma può darsi che la scienza ci possa venire in aiuto. Forse si potrebbe individuare il momento in cui un embrione perde le sue caratteristiche e non può più essere utilizzato per dare origine ad una vita. Come accade, in altre circostanze, a chi ha un cuore che ancora batte ma il cervello è irrimediabilmente danneggiato, la vita è terminata e quindi viene definito clinicamente morto. Nel caso in questione, le cellule potrebbero essere adoperate prevedendo la donazione degli embrioni congelati da parte della coppia a cui appartengono, un po’ come avviene per la donazione degli organi. In questo modo avremo a disposizione cellule staminali su cui fare ricerca, con protocolli scientifici rigorosi. Non so se questa è una strada percorribile e non pretendo di saper dare una risposta sicura, ma credo che sarebbe nell’interesse di tutti dialogare sulla vita piuttosto che alzare barricate”.
Si sostiene che la legge abbia il merito di limitare gli abusi, come il ricorso alla “provetta” anche in casi risolvibili con terapie dell’infertilità più semplici ed economiche.
“Il problema è che ai limiti non si offrono soluzioni alternative. La scienza invece può essere d’aiuto. Esistono delle tecniche che prevedono il congelamento non dell’embrione ma dell’ovocita nel momento in cui i cromosomi femminili e maschili non si sono ancora fusi a formare un nuovo Dna. In questa fase non è ancora possibile sapere che strada prenderanno le cellule quando inizieranno a riprodursi, potrebbero dare origine ad un bambino come a due gemelli monozigoti. Non c’è l’embrione, non c’è un nuovo individuo e, immagino che non ci sia un’anima. Penso che sia arrivato il momento di prendere in considerazione le molte opzioni ragionevoli che la scienza propone. Va insomma cercata una strada diversa da quella attuale per arrivare ad una legge non contro la fecondazione assistita ma a favore della vita. Sulla vita bisogna dialogare, invece di pretendere di sedersi al tavolo della discussione presentandosi come il depositario della verità”.
Vescovi: “La scienza non sacrifichi la vita”
Professor Vescovi, le piace la legge 40?
“Mi piace che questa ci sia. Il motivo principale è che ha finalmente posto fine alla drammatica situazione in cui chiunque poteva generare embrioni, in modo indiscriminato e non sempre necessario. Lo dimostrano quei 300 mila embrioni depositati nei frigoriferi nel mondo, 30 mila solo in Italia. Troppi: vuol dire che le tecniche sono state applicate molto male”.
Andrà a votare?
“La legge 40 merita alcune modifiche ma deve essere il Parlamento a farle. Abolirla semplicemente significherà solo tornare al far west della provetta. Quindi mi astengo”.
La legge vieta qualunque uso degli embrioni a fini di ricerca. E’ d’accordo?
“L’embrione è vita umana, non trovo lecite le distinzioni tra vita e persona, in questo contesto sono spesso strumentali, e io sono contrario alla sfruttamento della vita, qualsiasi possa essere la motivazione addotta. Certo, come ricercatore sarei interessato a lavorare sugli embrioni. Come uomo invece penso che anche la scienza deve avere delle regole da rispettare. Ma questo non vuol dire bloccare tutto. Una soluzione si può trovare”.
Quale?
“Si sa che l’embrione congelato decade lentamente sino a morire. Deve quindi esistere uno stadio in cui l’embrione non è più impiantabile, ma le sue cellule sono ancora vitali e potrebbero essere usate per generare cellule staminali embrionali. Ad oggi, non è possibile conoscere con certezza scientifica il momento esatto in cui tutti gli embrioni si trovano in questa condizione di “non ritorno”. Ma, come già successo in altri campi della medicina, si può pensare di stabilire una convenzione da tutti condivisa. Ci vuole una commissione seria, che, senza giochi ideologici, e analizzando con cura le ricerche del settore, stabilisca questo limite di tempo. Superato il quale l’embrione ormai cadavere potrebbe essere destinato alla ricerca. Nell’ipotesi più pessimistica che solo l’uno per cento delle cellule dei 300 mila embrioni sia ancora buona per la ricerca, vi sarebbe una quantità di staminali embrionali sufficiente per far lavorare i laboratori di tutto il mondo per qualche secolo. Questa soluzione però prevede il riconoscimento di una condizione imprescindibile senza la quale il ragionamento di cui sopra non può nemmeno essere abbozzato: che si stabilisca una volta per tutte che l’embrione è una vita umana a tutti gli effetti e che come tale ne va tutelato il diritto alla esistenza e che, quindi, non si creino più embrioni sovrannumerari o a scopo di ricerca, proprio come richiede la legge 40″.
Si sostiene che la legge limita gli abusi, come il ricorso alla “provetta” anche in casi risolvibili con cure dell’infertilità semplici ed economiche.
“D’accordo. Anche l’infertilità, come tantissime altre malattie, soffre della stessa tendenza crescente della moderna medicina alle “scorciatoie”. Ora perché le gente gradisce soluzioni più rapide, anche se spesso illusorie, ora perché le “scorciatoie” rendono più soldi a chi le propone, troppo spesso si usa la procreazione medicalmente assistita quando invece si potrebbero fare delle semplici cure per l’infertilità, meno dannose per la donna e più efficaci nel dare figli”.