i giorni 12 e 13 giugno 2005 gli elettori saranno chiamati a pronunciarsi su quattro quesiti dì abrogazione parziale della legge 40/2004 (legge sulla procreazione medicalmente assistita).
Come è sicuramente di Sua conoscenza, dal 30 settembre 2004 (giorno di deposito delle sottoscrizioni a supporto delle richieste referendarie) la Rai ha dedicato ai temi referendari soltanto frammenti di informazione sui telegiornali, concentrati peraltro in pochissime giornate, e non sempre riflettendo le diverse posizioni in campo.
È persino accaduto che due risoluzioni approvate meritoriamente dalla Commissione da Lei presieduta, che chiedevano alla Rai la programmazione urgente di trasmissioni di approfondimento dedicate ai temi connessi ai referendum, siano state disattese con solo una eccezione che conferma la regola dell’assenza di informazione per i cittadini italiani, e credo di sapere quale attenzione la Commissione abbia dedicato alla questione di una azienda di servizio pubblico che disattende gli indirizzi della Vigilanza con una certa regolarità su tanti fronti.
A meno di due mesi dal giorno del voto, a fronte di questo vuoto di informazione che dura da molti mesi, con la consapevolezza di quanto accaduto in occasione delle precedenti consultazioni referendarie, che hanno mancato il quorum proprio per l’insufficiente informazione anche da parte della concessionaria del sevizio pubblico radiotelevisivo, la Commissione di Vigilanza si trova dunque ad avere una responsabilità enorme, accingendosi alla discussione e alla votazione del regolamento della campagna referendaria radiotelevisiva, con già un ritardo di una settimana rispetto al giorno in cui tale regolamento sarebbe dovuto entrare in vigore per legge (il 12 aprile 2005); si tratta probabilmente dell’ultima occasione per far sì che i cittadini elettori possano essere completamente e correttamente informati sulle opzioni di voto che li attendono.
Ulteriori ritardi sarebbero non giustificati, neppure dalla mancata costituzione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dal momento che in occasione del referendum costituzionale confermativo del 2001 fu questa Autorità ad adottare il regolamento di sua competenza senza il prescritto “concerto” con la Commissione di Vigilanza, non ancora nel pieno delle sue funzioni.
Per cercare di limitare il danno causato da un’assenza di informazione durata tanti mesi, sarà inoltre necessario evitare di approvare un regolamento “debole”, come fu quello del 2003, statuendo invece obblighi specifici circa l’informazione, mediante la previsione apposite trasmissioni di approfondimento e di dibattito in prima serata dedicate ai referendum (rafforzando una analoga statuizione presente nel regolamento del 1997), e prevedendo spazi abbondanti e ben collocati di comunicazione politica e di messaggi autogestiti, nonché la corretta predisposizione di schede informative sul contenuto dei quesiti, realizzate con il concorso dei Comitati Promotori, unici soggetti titolati ad esprimere la volontà del più di un milione di cittadini che hanno richiesto la consultazione referendaria. Sono certo che, in questa come gia accaduto in altre occasioni, la Commissione saprà onorare il proprio ruolo istituzionale, non riducendosi ad essere mera camera di compensazione di interessi di “parte”, come quelli relativi alle nomine Rai e alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che già ritengo abbiano ritardato e ostacolato l’espletamento di quanto dovuto e atteso anche da parte di tanti lettori di questo giornale che ha la cortesia di ospitarmi.
I più cordiali saluti.