Massimo Teodori: Noi che non abbiamo mai cantato l’inno di Forza Italia, che non abbiamo mai presentato con talento le convention, che non siamo mai stati fiori all’occhiello, che non abbiamo creduto, obbedito e combattuto, che non abbiamo mai definito l’embrione “ricciolo di materia” o “grumo di materia inerte” che ci siamo battuti perche i Brunetta come i Coscioni potessero essere bandiere delle sacrosante battaglie dettate dalle loro coscienze; e noi che riflettiamo sui limiti che le istituzioni debbono porre alla ricerca responsabilmente condotta dalla comunità scientifica e che riteniamo che lo Stato non debba intromettersi nelle scelte di coscienza degli individui, noi, oggi, siamo tutti Prestigiacomo. Perchè di fronte al suo attacco ad personam che straparla di “difensori della razza” e di “sicurezza boriosa di sé e della propria forza dell’uomo medio e della donna media occidentale” non possiamo non dirci Prestigiacomo.
Giuliano Ferrara: Vi guarderemo in tv, a suonare il pianoforte, ma non con lo stesso disprezzo che c’era nelle parole vostre sui down (“Adesso porterete in tv i down che suonano il pianoforte”, avete detto). Siamo laici, ma non al Barolo. E abbiamo un’idea diversa dei diritti umani.