Fecondazione.Cari cittadini, andate a votare

Cristiana Mainardi
Il 12 e il 13 giugno, con le scuole ormai chiuse e le vacanze iniziate, le temperature che invitano a trascorrere il week-end alla canottieri, e il peso dell’anno di lavoro sulle spalle: come si può pensare a un referendum, come si può andare a votare un referendum che costringe a riflettere sulla vita e sulla morte, sulla malattia e sulla ricerca, sul dolore e sulla speranza? Oggettivamente, al di là del fatto che sia ovvio che ognuno faccia la sua parte e cerchi di difendere le sue posizioni, quella fissata dal governo non è una data felice per favorire le operazioni di voto per rispondere ai 4 quesiti sulla legge 40.

Di contro, si dirà che – se davvero questi temi sono così importanti – non sarà certo questione di una settimana prima o dopo. Vero. Ed è per questo che la campagna referendaria, che la battaglia di chi crede nel diritto alla vita e alla salute, di chi sostiene l’atto di volontà e ripone fiducia nella coscienza umana, deve entrare nel vivo e farsi serrata. Il vero rischio, infatti, è quello che non vi sia l’informazione sufficiente affinchè ciascuno possa davvero scegliere dopo essersi fatto un’opinione ed essersi interrogato. Siamo schietti: questo è uno di quei casi in cui l’esperienza personale è fondamentale e quanti hanno la fortuna di non essersi imbattuti in una sofferenza qual è quella di cui si parla, dovrebbero immaginare che cosa desidererebbero – che cosa sarebbe giusto – se toccasse loro. Se un padre avesse un figlio malato di una di quelle malattie oggi mortali e forse guaribili proseguendo la ricerca sulle cellule staminali, preferirebbe avere una speranza per quel figlio o salvaguardare un embrione (milioni di embrioni) fino al suo naturale deperimento? Se una madre decidesse per la fecondazione artificiale, sceglierebbe di farsene impiantare uno da cui nascerebbe un figlio malato?

La posizione dei cattolici – e non di tutti, per carità – è in favore della legge 40. Ebbene, la Chiesa sta predicando l’astensione al voto. Rispettiamo questa posizione senza condividerla, ritenendo invece che il tema meriti che ogni individuo si confronti con la sua stessa coscienza e il suo senso morale e religioso e che poi compia una scelta: alcuni aspetti dell’esistenza non sono né di destra né di sinistra, né dei laici né dei cattolici, semplicemente appartengono alla condizione umana e da questo tipo di responsabilità nessuno può essere sollevato. Per questo invitare all’estensione al voto non è condivisibile. Allora perché non prescrivere ad ogni cattolico il veto di sottoporsi alla fecondazione artificiale? Sulla strada della provocazione, si potrebbero porre molte domande che – sappiamo – non troverebbero risposte coerenti. Come del resto è evidente la contraddizione dell’obbligo di impiantare nel grembo di una madre un embrione malato, concedendole però di abortire qualche mese dopo. Per queste e molte altre ragioni auspichiamo che nei prossimi due mesi venga condotta un’aperta e leale campagna di informazione, perché quello del 12 giugno non è un appuntamento a cui si possa giungere impreparati.