Monsignor casale, come mai non si sente vincolato dalle indicazioni sempre più pressanti del cardinal Ruini?
Quella di Ruini non è né potrebbe essere un’indicazione dottrinale, perché non sono in campo questioni di fede né di disciplina. In ogni caso, però, dato il rilievo della materia, se ci si voleva pronunciare sarebbe stata opportuna una larga e approfondita discussione nell’Assemblea dei vescovi, che fra l’altro deve riunirsi proprio nella seconda metà di aprile, e che poteva concludersi con un documento finale. Ma con l’accentramento che caratterizza la gestione attuale l’Assemblea è stata svuotata. Il vertice della CEI ha deciso questa campagna senza consultare nessuno, partendo da analisi discutibili.
A che cosa si riferisce?
Alla base c’è la paura che i referendum possano vincere, c’è il terrore che l’opinione maggioritaria degli italiani sia per il SI’. E allora si è scelto un escamotage come l’astensione. Ci si è aggrappati a una legge votata in condizioni speciali, da un Parlamento dove né la maggioranza berlusconiana, né una parte della Margherita, volevano perdere la primogenitura nel rapporto con la Chiesa. Non rendendosi conto che non solo stavano minando la laicità dello Stato, ma che facevano un gran male alla Chiesa stessa, trasformandola, per così dire, in istrumentum regni.
Ruini parla della necessità di difendere comunque i valori cristiani sotto tiro. E la dirigente di un pilastro della campagna anti referendum come il comitato “Scienza & vita