Basta sotterfugi, al voto il 29 maggio

Maria Zegarelli
Oggi sit-in davanti a Palazzo Chigi, i comitati avvertono. «Rinviare a giugno sarebbe un boicottaggio».

I giorni passano senza che il governo prenda una decisione sul giorno in cui gli italiani potranno votare per i referendum parzialmente abrogativi della legge 40, meglio nota come legge sulla fecondazione assistita. Questo silenzio potrebbe andare avanti fino al 9 aprile, secondo i complicati conti fatti dal segretario dei radicali Daniele Capezzone, che dice: «I referendum, oltre a doversi tenere tra il 15 aprile e il 15 giugno, debbono svolgersi tra 50 e 70 giorni dall’emanazione del decreto di indizione. Ergo, ultimo giorno utile si ottiene sottraendo 50 giorni alla data del 29 maggio». Secondo il comitato promotore dei referendum gia il saperlo così in ritardo sarebbe grave, ma nulla in confronto all’ipotesi di andare al voto domenica 5 o domenica 12 giugno (ultima data utile). Già quello sarebbe un primo duro colpo al quorum. In quel periodo ci sono, ha più volte ricordato Lanfranco Turci, senatore Ds, tesoriere del Comitato, “tre milioni di italiani in vacanza