Referendum il 12 giugno: Capezzone, Cappato, Bernardini a governo: incredibile sequenza di scuse e pretesti

Comunicato di Daniele Capezzone, Marco Cappato, Rita Bernardini
Pessima scelta del Governo. Berlusconi si è dovuto arrendere al peggio della Cdl e dell’Unione, e rischia di passare dalla sconfitta delle Regionali alla disfatta dei referendum. Il Paese reagirà, come sul divorzio e sull’aborto, alle minoranze fondamentaliste e antimoderne che vorrebbero inchiodarlo a posizioni illiberali. Ora campagna aperta e democratica, informare tutti gli italiani. E sarà una grande vittoria: in cui tutti (anche gli sconfitti nel voto) conquisteranno una libertà in più e un divieto in meno. Atto di arroganza basato su un calcolo sbagliato, peraltro: le elezioni del Lazio avrebbero dovuto insegnare che il cardinale Ruini non sposta voti…

Dichiarazione di Daniele Capezzone, Marco Cappato e Rita Bernardini (rispettivamente, segretario di Radicali italiani, segretario dell’Associazione Luca Coscioni e tesoriera di Radicali italiani)

La scelta del Governo è pessima, gravissima, irragionevole (peraltro, fondata su tesi giuridicamente e politicamente risibili): come accadde con Prodi e Napolitano nel 1997, che puntarono sul 15 giugno per una analoga prova referendaria. In particolare, il Ministro Pisanu ha sciorinato una incredibile sequenza di scuse e pretesti, perché nessuna norma (lo ripetiamo: nessuna norma) impediva quel che il Governo ha invece voluto escludere. E peraltro, a questo punto, si sancirebbe il principio assurdo per cui le regioni ad autonomia speciale potrebbero “occupare” tutte le date utili. Assurdo, appunto.

A questo punto, Silvio Berlusconi, che si è ancora una volta dovuto arrendere -insieme- al peggio della sua coalizione e al peggio dell’Unione, rischia di passare dalla sconfitta delle regionali alla disfatta del referendum. Infatti, il paese reagirà, come sul divorzio e sull’aborto, alle minoranze fondamentaliste e antimoderne che vorrebbero inchiodarlo a posizioni illiberali.

Ora, dopo questo atto di arroganza (basato su un calcolo sbagliato, peraltro: le elezioni del Lazio avrebbero dovuto insegnare che il cardinale Ruini non sposta voti…), urge una campagna aperta e democratica, nella quale sia consentito ai cittadini di formarsi liberamente la propria opinione. Se sarà così, non abbiamo dubbi sul fatto che sarà una grande vittoria, nella quale anche coloro che saranno battuti nel voto conquisteranno una libertà in più e un divieto in meno.

Non possiamo tacere, comunque, anche il comportamento pilatesco nella forma e chiaramente antireferendario nella sostanza, dei vertici dell’Unione, e in particolare di Romano Prodi, che non hanno mai pronunciato una sola parola sul 29 maggio, delegando -di fatto- al Governo il compimento dell’opera di sabotaggio dei diritti referendari degli italiani.