Quando l’11 marzo la giudice per le idagini preliminari (GIP) di Milano, la dottoressa Sara Cipolla, ha disposto l’archiviazione del procedimento nei confronti di Marco Cappato per l’aiuto prestato a Elena e a Romano, accompagnati in Svizzera dove hanno potuto accedere al suicidio medicalmente assistito, è apparso chiaro che la GIP ha riconosciuto e applicato quanto affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza 66/2025, secondo cui il requisito del trattamento di sostegno vitale non può essere interpretato in modo restrittivo.
Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e alla guida del collegio di difesa che ha seguito la difesa di Marco Cappato, ha analizzato il decreto di archiviazione del procedimento.
Perché questo decreto si rivela così importante?
Si tratta di un decreto di grande importanza perché ci dice una cosa molto chiara: quando si parla di fine vita, il diritto non può essere applicato in modo rigido. La Corte ha evidenziato che in riferimento al trattamento di sostegno vitale l’interpretazione deve essere effettuata in modo da tenere presente le condizioni della persona. Il giudice guarda alla realtà concreta della persona, in questo caso Romano ed Elena, che sono stati aiutati a ottenere il rispetto della propria libera scelta in Svizzera. Il giudice, nel guardare alla realtà concreta della persona, si riporta al giudicato costituzionale, perché è stata proprio la Corte costituzionale a essere chiamata sul caso per cui c’è stato il decreto di archiviazione. La Corte costituzionale ha precisato nella propria decisione che quel trattamento di sostegno vitale che viene rifiutato dalla persona malata equivale a un requisito che esiste in base a un’indicazione medica.
Quindi non erano in corso trattamenti di sostegno vitale?
Ricordiamo che Romano aveva rifiutato la PEG, così come Elena – malata oncologica cui era stata prospettata una nuova chemioterapia con finalità esclusivamente palliative – aveva rifiutato il trattamento. In entrambi i casi si è trattato di una legittima scelta, prevista proprio dalla nostra Carta costituzionale all’articolo 32 secondo comma. Quindi, anche se non erano in corso trattamenti di sostegno vitale, il rifiuto della previsione proposta dal medico ne costituisce un equivalente. Nel provvedimento il giudice richiama anche una celebre riflessione attribuita a Seneca: non è il semplice vivere che conta, ma il vivere bene. Il valore dell’esistenza non si esaurisce cioè nella mera conservazione biologica della vita, ma si collega alla qualità dell’esistenza, alla dignità della persona.
Un aspetto da sottolineare riguarda il suo impatto politico: in che modo questo decreto può avere effetti anche su altri casi simili?
Il decreto offre un orientamento chiaro, spostando l’attenzione dalla forma alla sostanza, cioè la condizione reale delle persone. Ciò può aiutare a evitare che i diritti già riconosciuti restino solo sulla carta, e può inoltre agevolare la loro effettiva attuazione. Il dispositivo va nella direzione giusta: rendere concreti i diritti che oggi esistono già, ma che devono essere resi davvero accessibili alle persone.
Il Senato deve esaminare una proposta di legge presentata dal governo proprio sul tema del fine vita. Qual è il tuo commento su questo testo?
Il mio commento è che questo disegno di legge non afferma diritti, li toglie. Non riconosce i diritti che già sono in vigore e restringe l’accesso all’aiuto alla morte volontaria modificando il requisito di dipendenza da trattamenti di sostegno vitale in dipendenza da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali. Significa che solo chi dipende da strumentazioni può accedere alla morte assistita, ma la Corte non ha scritto questo nelle sue decisioni. Anzi, proprio con la sentenza 135/24 ha chiarito la portata del requisito. Resterebbero inoltre anche escluse molte delle persone che oggi soffrono di più, come i malati oncologici. Il disegno di legge esclude il Servizio sanitario nazionale dalle verifiche e dall’assistenza alle persone, mentre la Corte conferma in ogni sua decisione che tutto deve avvenire all’interno di esso. Infine c’è un altro aspetto problematico: l’istituzione di una commissione unica nazionale che non sappiamo come farà a effettuare le verifiche a seguito di richieste e che arrivano da tutta Italia, oltre alla sospensione delle volontà espresse nel testamento biologico in caso di aggravamento delle condizioni di salute durante il periodo di verifica delle stesse. Pertanto si agisce in totale violazione del diritto all’autodeterminazione, secondo una scelta politica chiara affermare l’indisponibilità della vita. La conclusione è che se il testo divenisse legge ritorneremo nei tribunali per difenderci da una legge ingiusta ma intanto ci saranno persone malate discriminate e costrette a soffrire o ad andare all’estero per vedere rispettata la propria volontà.
Per contrastare questo arretramento dei diritti individuali l’Associazione Luca Coscioni sarà presente nelle piazze italiane con una mobilitazione annunciata dal 6 al 19 aprile. Ci potresti presentare l’iniziativa?
Dal 6 al 19 aprile saremo in piazza per dire una cosa semplice: questi diritti non si toccano e non possono essere cancellati cin una legge. La Corte costituzionale ha già riconosciuto e affermato diritti fondamentali in base alla nostra Carta costituzionale e la stessa prevede che le sentenze della Corte non sono modificabili. Chiediamo quindi al Governo di fermarsi e al Parlamento di ascoltare le persone, di non ignorarle, perché non si tratta di ideologia, ma della libertà di scegliere fino alla fine della propria vita, senza essere costretti a soffrire o a fuggire in un altro paese. L’Associazione Luca Coscioni ha anche raccolto le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare – proposta ferma in commissione in Senato: può essere un buon testo per legiferare in modo rispettoso di tutti i diritti fondamentali. Le leggi giuste tutelano le volontà di ognuno senza imporre scelte, ma definendo un quadro normativo di rispetto e tutela.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.