Appello alla Ministra Giulia Grillo per la nomina di Fabrizio Starace al Consiglio superiore di Sanità

Il sistema di cura per la Salute Mentale in Italia costituisce una anomalia positiva nel panorama dei Paesi Occidentali. Con la Riforma del 1978 il nostro Paese ha infatti dimostrato che è possibile fare a meno degli Ospedali Psichiatrici (più recentemente anche degli Ospedali psichiatrici giudiziari) ponendo fine ai trattamenti inumani e degradanti che in quei luoghi si perpetravano. È possibile affrontare i disturbi psichiatrici sul territorio, nei luoghi di vita, attraverso una rete capillare di servizi di Salute mentale di comunità, evitando l’istituzionalizzazione della sofferenza.

La tenuta di questo sistema è oggi motivo di forte preoccupazione: ad esso viene infatti destinato solo il 3,5% del budget della sanità, a fronte del 10% ed oltre dei grandi paesi europei come Francia, Germania, Spagna, Regno Unito. Ciò avviene proprio quando tutte le statistiche indicano un incremento delle condizioni di disagio psichico nella popolazione, documentato dalle indagini ISTAT, dal CENSIS, dall’Osservatorio sul consumo degli psicofarmaci.

I Servizi di Salute Mentale devono anche confrontarsi con bisogni nuovi e straordinariamente impegnativi: dalla gestione territoriale dei pazienti psichiatrici autori di reato, alle condizioni di disagio psichico di utenti extra-comunitari, alla vera e propria “epidemia nascosta” di persone che presentano contemporaneamente disturbi psichiatrici e abuso di sostanze.

In questo scenario valgono poco modelli di management orientati ad una “produttività” prestazionale, che inevitabilmente evoca la polarità visita specialistica / ricovero ospedaliero, con una risposta farmacologica quale strumento principale della cura.

Il sistema di cura deve svilupparsi secondo i principi dell’integrazione sociosanitaria, promuovendo gli interventi psicosociali e di inclusione lavorativa, riconoscendo la soggettività ed il diritto di autodeterminazione dei singoli, limitando al massimo gli interventi coercitivi.

In una prospettiva di sanità pubblica assume inoltre particolare rilievo l’impegno a superare le disuguaglianze di accesso e di cura nei differenti sistemi sanitari regionali, attraverso la definizione di modelli organizzativi che superino la frammentazione degli interventi e siano coerenti con la complessità dei fenomeni affrontati. Occorre cioè che i LEA per la salute mentale siano sottratti alla “lotteria del codice postale” (prestazioni diverse a seconda della regione di residenza) attraverso il superamento di un regionalismo acefalo guidato unicamente da ragioni di bilancio.

Queste considerazioni ci inducono a sostenere la necessità e l’urgenza di portare i temi della Salute Mentale nel Consiglio Superiore di Sanità, attraverso la presenza di un professionista che sappia leggere le attuali criticità alla luce di salde competenze scientifiche, ma anche di una pluridecennale esperienza nella salute mentale di comunità.

Riteniamo inoltre non più rinviabile la convocazione di cittadini, professionisti e decision makers nella conferenza nazionale sulla salute mentale, occasione di verifica e confronto sulle politiche di salute mentale adottate a livello nazionale e regionale, sui risultati ottenuti, sulle contraddizioni da superare.

➡ APPROFONDIMENTO: Chi è Fabrizio Starace

➡ Il Curriculum vitae di Fabrizio Starace

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