Usa, improbabile un accordo sui tagli

Il Sole 24 Ore
Mario Platero

Da ieri il «sequester», il drastico taglio indiscriminato alla spesa pubblica americana è più vicino. Non solo perché mancano solo quattro giorni alla scadenza del 1 marzo, ma perché la distanza fra le parti resterà questa volta incolmabile. Ieri i repubblicani hanno preso in contropiede la Casa Bianca e hanno chiarito di essere pronti ad accettare tagli alle spese per la Difesa che ammontano solo quest’anno a circa 43 miliardi di dollari. Sanno bene che solo in Virginia questo potrebbe creare oltre 200mila disoccupati nel giro di pochi mesi, addirittura 7 mesi, ma con la guerra in Iraq archiviata e le truppe in Afghanistan in procinto di tornare a casa, quella che sembrava una priorità irrinunciabile non le è più. Soprattutto davanti a un’altra priorità, questa volta ideologica: non cedere di un millimetro alle richieste di Barack Obama di aumentare di nuovo le tasse per i più ricchi, questa volta non attraverso aumenti delle aliquote, ma attraverso una riforma delle deduzioni consentite nell’attuale dichiarazione dei redditi. «La priorità resta quella dei tagli alla spesa. Se verranno con tagli automatici procederemo secondo quanto concordato con il presidente Obama» ha detto ieri Tom Cole, deputato repubblicano dell’Oklahoma. Obama ha scatenato l’intera potenza della macchina organizzativa intervenendo in prima persona: «C’è un’irresponsabilità di fondo dei repubblicani -ha detto- dobbiamo impedire che i nostri bambini non abbiano più cure sanitarie, che la sicurezza sia messa a rischio. Chiedo solo di dialogare su una riforma del codice fiscale che gli stessi repubblicani avevano proposto». Ieri la Casa Bianca ha riproposto in dettaglio le conseguenze per ciascuno dei 50 Stati. Si tratta di un resconto dettagliato che dovrebbe alimentare timori e dunque esercitare pressioni sulle circoscrizioni locali. A New York ad esempio 590 insegnanti rischieranno di perdere il posto di lavoro, no scuole non potranno più ricevere aiuti federali e per 70mila studenti peggiorerà la qualità dell’istruzione, 4520 studenti che potevano contare su aiuti federali per i loro studi non li avranno più. In Virginia, dove il Pentagono dà lavoro a un indotto importante grazie soprattutto alla base navale di Norfolk, le conseguenze su aziende che vivono di commesse saranno drammatiche. Ma per tutti ci sono gli impatti nazionali: problemi di sicurezza agli aeroporti con il rischio di caos per il traffico aereo. Centinaia di programmi di ricerca scientifica a livello nazionale saranno cancellati, ci saranno forti ricadute sull’assistenza sanitaria federale. Quale sarà l’impatto sull’economia? Lo si potrà sapere solo ex post. Le stime più recenti parlano ancora di un impatto negativo fra l’1,5 e il 2 per cento. Da ieri è sempre più chiaro che dietro la retorica, la partita chiave è sulla responsabilità, non su cosa o come tagliare. La partita chiave è politica, Obama guarda alle elezioni di metà mandato, e cerca di mettere in difficoltà i repubblicani, già in crisi. Il presidente infatti punta sul fatto che i tagli automatici di spesa e le conseguenze negative su occupazione ed economia vengano percepite come una colpa della rigidità repubblicana sui modesti aumenti delle tasse per le classi più ricche. Ma sarà davvero così? Il New York Times di ieri descrive come la squadra del presidente avesse accettato 18 mesi fai tagli indiscriminati- anche alla Difesa – puntando sul fatto che alla resa dei conti i repubblicani avrebbero scelto il compromesso per proteggere i Pentagono. Ma ora non è più così. Una maggioranza di repubblicani è pronta a varcare la soglia del “sequester” e ritiene di avere già dato dal punto di vista di aumenti di tasse. Poi prima del “fiscal cliff’ hanno ceduto, hanno varcato un Rubicone ideologico accettando aumenti delle aliquote. Il presidente della Camera, repubblicana, John Boenher ha già perso tre volte voti cruciali. Non vuole perdere una quarta. E confida su una certezza: lo stesso Obama aveva accettato i tagli automatici. È lui che deve puntare sulla riduzione della spesa pubblica sociale. Ed è lui che resterà col cerino in mano se entro quattro giorni non si troverà un accordo. I mercati intanto sembrano confusi. Ma hanno capito che questa volta è diverso, la mancanza di un accordo all’ultimo minuto dell’ultima ora dell’ultimo giorno è possibile. E non sono allegri.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.