Umanisti e scienziati: 77 a 23

Il Sole 24 Ore Domenica
Lamberto Maffei

Il buon senso, se ancora è possibile parlarne nella nostra Italia, suggerirebbe che i cittadini, con le loro varie professioni e mestieri, fossero ugualmente rappresentati nel parlamento, affinché tutte le istanze, richieste, esigenze fossero portate avanti e sostenute con uguale impegno e competenza. Fatto salvo questo principio di democrazia non si può ignorare che la scienza e il sapere scientifico sono vergognosamente trascurati nel nostro Paese e le facoltà scientifiche vedono diminuire il numero degli studenti.

Ora è indubbio che il futuro sociale ed economico, con le problematiche emergenti a livello mondiale, trova e sempre più troverà, nella scienza un punto di forza. Non a caso molte nazioni cercano di potenziarla sia nell’educazione che nella ricerca, mentre nel nostro Paese gli investimenti in questi campi vengono continuamente tagliati e l’Ocse ci ricorda che le nostre capacità matematiche, tecniche e persino la nostra capacità di lettura e comprensione sono al di sotto della media europea e che noi dedichiamo solo l’1,2% del Pil per istruzione e ricerca. Ci si può domandare il perché di questa situazione in un Paese la cui storia è segnata da vette di eccellenza in tutti campi della cultura? Nel tentativo di trovare una risposta ho preso in esame la distribuzione dei titoli di studio nei 63o parlamentari della camera dei deputati: laureati 68,41% (431); muniti di diploma di istruzione secondaria superiore 25,71% (162); con la sola licenza media 1,27% (8), mentre il 4,60% (29 deputati) non indica il titolo di studio. In ordine alle aree disciplinari dei laureati la formazione umanistica è assolutamente prevalente (il 77,7%), con predominanza della laurea in giurisprudenza (128), seguita da scienze politiche, economia, filosofia, lettere, lingue, scienze della comunicazione e storia. Tra i 96 (ovvero il 22,3%) laureati di formazione scientifica prevale la laurea in ingegneria (34), seguita da medicina (20), e con peso decrescente architettura, chimica, fisica, informatica, scienze agrarie, scienze geologiche, farmacia, medicina veterinaria, scienze infermieristiche, scienze forestali, scienze statistiche biotecnologie fisioterapia pianificazione territoriale scienze biologiche, scienze naturali scienze e tecnologie per l’ambiente. Il numero degli “scienziati” è veramente esiguo. 
Viene il dubbio allora che a livello politico il sapere scientifico e la scienza vengano trascurati perché non sono rappresentati. Predominano gli esperti nell’arte del linguaggio e, maliziosamente, si potrebbe dire che questa è la loro principale professionalità. 
Come si può sperare che un umanista verosimilmente in difficoltà nelle materie scientifiche, ne difenda l’incentivazione? Ma si può azzardare un’ipotesi ancora più pericolosa e cioè che l’assenza di conoscenza o di interessi scientifici porti inevitabilmente i parlamentari a legiferare tenendo conto dei desideri popolari spesso influenzati, nel migliore dei casi, da pregiudizi e ignoranza. Votare una legge contro gli Ogm o contro l’uso di animali perla ricerca medica o a favore di ipotetiche terapie immaginarie, (esemplare di recente il caso stamina) risulterà quindi poco faticoso ed elettoralmente redditizio. In questa maniera i pregiudizi e ignoranza dei cittadini vengono automaticamente rinforzati con totale disprezzo dell’educazione e del sapere. Da quanto detto risulta molto probabile che quando una legge riguardante problematiche scientifiche viene posta in votazione alle camere, la conoscenza del problema è nulla o quanto meno scarsa. In questo contesto ha riscosso interesse e approvazione la recente proposta, apparsa sul sole 24 ore di domenica 8 dicembre (articolo di A. Massarenti) di considerare un senato della cultura cioè di competenti che analizzano criticamente e tecnicamente problemi in questioni fuori da influenze politiche o lobbi interessate, prima che questi passino alle valutazione dei politici che avrebbero il vantaggio di decidere conoscendo il problema. «Conoscere per deliberare» come suggeriva la saggezza di Einaudi, mi sembra un dovere ineludibile. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.