«La presenza di molte università e centri di ricerca italiani è un segnale importante. Vuol dire che, rispetto al passato, quando l’Italia faticava a intercettare i finanziamenti europei, qualcosa sta cambiando».
Che cosa, ministro Profumo?«L’Italia ha sempre sofferto di un vizio, direi culturale: un eccesso di frammentazione di idee e proposte. Le università tendevano a coltivare strategie locali e individuali, ora invece stanno cominciando a individuare settori più ampi, a puntare sulle infrastrutture tangibili e a coinvolgere altri enti. Così si rafforza la ricerca italiana».
Pochi progetti ma ampi e strategici? «E la linea tracciata dall’Europa: progetti di grande visione e durata decennale. Le ricadute della ricerca in Europa sono troppo basse. Ecco perché si è scelto di percorrere un’altra strada: grandi finanziamenti su progetti a lunga scadenza, non necessariamente con ricadute immediate».
Perché è importante investire su tecnologie così a lunga gittata? «Sono la base per le strategie future: anche perché alcune ricerche che si pensava producessero risultati in tempi lunghi hanno poi conosciuto forti accelerazioni».
Ha ancora senso l’idea di ricerca su scala nazionale? «Questo progetto dimostra che in parte è superata nei fatti- per queste operazioni che richiedono forti investimenti, occorre fare aggregazioni. E saltare l’equazione spazio/tempo: unire grandi laboratori in Paesi diversi, capaci (anche grazie al fuso orario) di lavorare 24 ore su 24».
Tornando all’Italia, il localismo è la nostra unica malattia? «No. Ci manca ancora la capacità di lavorare in anticipo per farci trovare pronti quando ci sono finanziamenti da intercettare. Spesso tendiamo ad arrivare all’apertura dei bandi e dover improvvisare strategie e partner. Insomma, i processi vanno gestiti».
Come? «Servono figure professionali in grado di progettare rispetto alle risorse europee così da non gettarle al vento. Va creato un management del progetto capace di seguirne tutto l’iter, dal bando alla valutazione del risultato».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.