Scambio di embrioni. Partiti i test sul Dna

La Stampa
Raphael Zanotti

ROMA Via agli esami del Dna che dovranno stabilire chi sono i genitori biologici dei due gemelli che una coppia sta attendendo dopo un intervento di inseminazione artificiale. Sono quattro in tutto le coppie che dovranno sottoporsi al prelievo della saliva che verrà poi confrontata con il Dna dei feti.

Questi esami, il cui esito è atteso nei prossimi giorni, offrirà finalmente un po’ di chiarezza perlomeno dal punto di vista genetico. Perché dal punto di vista giuridico, è tutta un’altra questione. La vicenda è nota. Dopo aver subito un intervento di inseminazione artificiale il 4 dicembre, una coppia scopre di essere in attesa di due gemelli. Successivi esami diagnostici (in particolare una villocentesi effettuata al Sant’Anna) rivelano però che i due gemelli non sono compatibili con i genitori. Si sospetta uno scambio di em- La Procura di Roma ha aperto un fascicolo perora senza indagati e ipotesi di reato brioni al momento dell’impianto, che però pone una serie di questioni delicatissime da svariati punti di vista. La Regione Lazio chiude immediatamente il reparto e nomina una commissione per capire cosa è successo. Ma nel frattempo anche altre coppie vogliono capire. In particolare una coppia, l’unica delle quattro che ha perso il feto a causa di un aborto spontaneo. Vogliono capire se i due gemelli nel grembo dell’altra madre siano geneticamente i loro e promettono battaglia.

Di qui l’esposto presentato attraverso l’avvocato Pietro Nicotera. Denuncia che dà l’avvio a un’indagine da parte della Procura di Roma, attualmente seguita dai sostituti Leonardo Frisani e Claudia Alberti. L’avvocato Nicotera, nel presentare la denuncia, ha fatto solo un riferimento a possibili violazioni della legge 40 del 2004 che prevede solo sanzioni amministrative e non condanne penale. La vicenda è infatti giuridicamente molto complessa ed è il primo caso in assoluto che si verifica in Italia. Per l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, i genitori biologici avranno alla fine la meglio perché «i fatti accaduti non sono riconducibili a un’eterologa con consenso della coppia».

La coppia che sta portando avanti la gravidanza, infatti, ha firmato un consenso informato per l’accesso a tecniche omologhe, ma a sua insaputa è stata applicata un’altra tecnica. Quindi le tutele della legge 40 per chi accede in violazione del divieto di eterologa alla tecnica non sono compatibili. Intanto il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ha sostenuto nuovamente che «chi ha sbagliato se ne assumerà le conseguenze». Il presidente del Lazio, tuttavia, vuole sottolineare come la sanità regionale e in particolare quella del Pertini di Roma. II ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel frattempo, ha chiesto al governatore di mettersi in regola nel modo più veloce possibile. Indicazione a cui Zingaretti ha risposto: «Sulla legge 40 della procreazione assistita abbiamo posto fine a 9 anni di incredibile latitanza della Regione rispetto agli obblighi della normativa. Poche settimane dopo il mio insediamento ho firmato il decreto di accreditamento dei centri per la procreazione assistita». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.