Ieri pomeriggio si è tenuta, presso la sede del Partito Radicale a Roma, la conferenza stampa “Sangue infetto. Lo Stato non dimentichi e risarcisca subito”indetta dal Comitato Vittime Sangue Infetto, ed altri, per fare il punto sullo stato dell’arte dei processi, penali e civili, riguardanti lo scandalo emodanneggiati emerso a cavallo degli anni ’80 e ’90 in Italia.
Nella giornata di ieri inoltre si è tenuta l’udienza, presso il Tar del Lazio, relativa ai primi tre ricorsi, dei 42 totali, presentati dagli avvocati degli emodanneggiati esclusi dalla transazione, a titolo risarcitorio, prevista da una legge del 2007.
Il risarcimento transattivo previsto da quella norma riguarda circa 7.000 emodanneggiati, coloro i quali hanno contratto virus terribili come Hiv, Hbv ed Hcv, a seguito di trasfusioni ed emoderivati non controllati dal Sistema sanitario nazionale ed erano già in causa con lo Stato al 31 dicembre 2007.
Ma dopo cinque anni, altri cinque anni, di battaglie fatte col sangue (nel vero senso del termine), gli emodanneggiati e i loro diritti rischiano di vedersi passare sopra un clamoroso colpo di spugna: il governo Monti infatti ha deciso di emettere un decreto, il 4 maggio 2012, che di fatto ha prescritto i diritti.
Quel decreto infatti cancella, prescrivendolo, il diritto al risarcimento per il 90% degli aderenti al procedimento transattivo: di quei 7.000 emodanneggiati (e i loro familiari che continuano a lottare) ne verranno rimborsati si e no 700 (con tempi che ancora non sono stati stabiliti).
Un atteggiamento bipolare quello delle istituzioni italiane: da un lato lo Stato si è sempre costituito parte civile ai processi (Trento e Napoli), addirittura chiedendo che si configurasse il reato penale di epidemia, un reato consumatosi, secondo le sentenze, ma prescritto; lo stesso Stato con una mano accarezza e con l’altra legifera tagliando le gambe, e le speranze, e lo stato di diritto.
I 7.000 emodanneggiati che attendono i rimborsi, gli 80.000 che già li hanno ottenuti (con il decreto 210/92) ma non li incassano (o incassano cifre diverse a seconda della regione di residenza), la prescrizione del processo penale per omicidio colposo plurimo e, nel ramo civile, quella per i giusti risarcimenti.
Il caso sangue infetto è emblematico di come sanità, giustizia, politica, lobbies siano tutte concordi nel soffocare non solo il tema centrale nella vicenda sangue infetto, ma anche il diritto al risarcimento: in questo senso è possibile affermare, come spiegato da Michele De Lucia, tesoriere di Radicali Italiani, che “gli emodanneggiati sono in verità danneggiati due volte: per via del danno e per via dei mancati risarcimenti”.
La situazione processuale è piuttosto drammatica: sia il ramo civile che quello penale, con i vari procedimenti aperti per i risarcimenti e le auspicabili condanne di chi sapeva ma lucrava, sono fermi al palo della prescrizione ed il rischio di non veder soddisfatta nè la sete di giustizia nè quella di legalità è più che concreto.
Lo scandalo del sangue infetto fu, all’epoca, sulla bocca di tutti: è una di quelle cose che entrano di diritto nella storia d’Italia ma, proprio in quanto tali, restano poi chiuse nella stanza dell’oblio.
Chi all’epoca si indignò, chi si vergognò, chi rimase atterrito di fronte a quell’enorme scandalo, oggi non può negare a se stesso la pretesa di giustizia ma non solo: nel paese del Gattopardo infatti dall’emersione di quella vicenda si è parlato, discusso, legiferato, processato, prescritto, risarcito e condannato, ma il sangue che continua ad arrivare in Italia continua a provenire da realtà, come Stati Uniti e Canada, in cui il 30% del sangue non è “donato” ma “venduto”, tra l’altro in netto contrasto con quanto previsto dalla legge italiana.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.