La Ue riscrive la fecondazione assistita

Libero
Stefano Re

La Corte europea dei diritti umani ha respinto il ricorso del governo Monti contro la sentenza dello scorso agosto che aveva bocciato la legge 40 sulla fecondazione assistita. Lo rendono noto gli avvocati Filomena Gallo e Nicolò Paoletti, rispettivamente Segretario dell’associazione Luca Coscioni e difensore della coppia da cui era partito il ricorso. «Con la bocciatura del ricorso del governo», proseguono, «la legge 40 dovrà essere adeguata alla Carta europea dei diritti dell’Uomo, come previsto dalla sentenza della stessa Corte lo scorso 28 agosto, prevedendo l’accesso alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita anche per le coppie fertili portatrici di patologie trasmissibili ai figli». Attualmente, sostengono Gallo e Paoletti, «solo le coppie infertili hanno accesso a trattamenti di procreazione medicalmente assistita e possono chiedere di conoscere lo stato di salute dell’embrione. Da oggi anche a tante coppie fertili sarà possibile accedere a queste tecniche e non trasmettere gravi malattie di cui esse sono portatrici. Così è stata eliminata una dolorosa discriminazione nell’accesso alle cure». A questo punto, secondo il senatore del Partito democratico Ignazio Marino, possibile ministro della Salute in un ipotetico governo Bersani, «la legge 40 è da riscrivere». Stessa cosa dice in un tweet il leader di Sel, Nichi Vendola: «Il governo dei tecnici e dei conservatori avrebbe dovuto evitare di fare ricorso. Ora da governo centrosinistra una nuova legge di civiltà, moderna, giusta, umana». Richiesta di segno opposto arriva al governo Monti da parte del Pdl. Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute, che corre in ticket con Francesco Storace per le regionali del Lazio, sostiene che «il ministro Renato Balduzzi può comunque ancora emanare le linee guida sulla legge 40 che erano state elaborate dal precedente governo, e che ha tenuto nel cassetto per un intero anno, in ritardo rispetto ai termini previsti dalla legge stessa. In quelle linee guida, infatti, sono richiamati i criteri già presenti nella legge 40, in cui si afferma che ogni indagine clinica su ciascun embrione deve essere “volta alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso”». Secondo Roccella «è evidente che effettuare una diagnosi sull’embrione per scartarlo non vuol dire “tutelarne la salute e lo sviluppo”. Il ministro Livia Turco emanò le linee guida dopo la fine del suo governo e addirittura dopo le successive elezioni: il ministro Balduzzi ha dunque ancora tempo per emanare un prowedimento che permetterebbe agli operatori di lavorare rispettando la legge e secondo disposizioni chiare». Balduzzi e il governo Monti, conclude Roccella, «devono decidere se comportarsi come Ponzio Pilato, e lavarsene le mani, o affrontare con chiarezza il nodo dell’eugenetica».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.