«Le altre strade mi portano lì, non mi portano alla guarigione, non mi portano ad avere una vita diversa, mi portano alla fine della vita. Mi portano lì e allora perché non scegliere la strada meno dolorosa, che mi fa paura anche quella, ma non ho dubbi. (…) Si soffre fino a che si muore. A chi giova la sofferenza mia o di altri? Chi può arrogarsi il diritto di dire di fare questo? Chi, se non io? Io, posso decidere di me». Un video racconta gli ultimi momenti di una paziente terminale prima dell’eutanasia in una clinica svizzera. Protagonista del filmato di tre minuti è la mestrina Piera Franchini che se ne è andata il 29 novembre 2012 in una clinica svizzera. Malata di cancro al fegato, aveva avuto una diagnosi senza appello, Piera e lei aveva deciso per l’eutanasia dopo una lunga riflessione. «Sono morta il 13 aprile», racconta, parlando del giorno della diagnosi dei medici. Si faceva chiamare la “Pasionaria”, Piera, in onore di Dolores Ibárruri Gómez. Settantacinque anni, a Mestre la conoscevano tanti. Prima le battaglie nell’unione inquilini, poi la militanza politica nel Pci e poi con Rifondazione comunista. Divorziata, lascia una figlia e una nipote. Era stata consigliera di quartiere a Mestre Centro tra il 2000 e il 2005. Le sue ceneri, per sua volontà, sono state disperse. Sei mesi dopo la sua morte, la voce di Piera ieri è tornata a farsi sentire nel primo video dell’associazione Luca Coscioni per la campagna “Eutanasia legale” , mobilitazione nazionale per la raccolta di firme sulla proposta di legge. Il video è stato curato da Giacomo Aldosson e Ruben Angiolosson e prodotto da Giulia Bruzzone con Studio12 e la regia di Anton Lucarelli e Federico Ventura. Repubblica ha pubblicato il video sul proprio sito e migliaia di persone hanno ascoltato le parole di Piera e si sono interrogati sulla sua scelta. Lo scrittore Roberto Saviano, su Facebook, scrive: «La storia di una donna coraggiosa, Piera, che decide di non voler più soffrire. Un cancro devastante e senza speranza. Perché non può decidere per l’eutanasia legale? Perché in Italia è un diritto vietato. E quindi va in Svizzera. Nessuna religione, nessuno Stato, possono impedire la scelta libera di preferire una morte opportuna al dolore senza scopo di una malattia ormai giunta all’inguaribilità. La libertà di scegliere di interrompere il dolore è un diritto». Al fianco di Piera, negli ultimi giorni, c’era Marco Cappato, ex segretario ed oggi tesoriere dell’associazione Coscioni. «Piera aveva accettato di farsi riprendere e di raccontarsi il giorno prima di partire per la Svizzera. Non ha mai visto il prodotto finale. Era solidamente convinta della sua scelta, determinata», racconta. «La scelta di Piera è quella di una persona che ha scelto di non lottare ed è altrettanto meritevole di chi invece sceglie di combattere una diagnosi infausta fino alla fine». E continua: «Noi abbiamo deciso di starle vicino e ascoltarla». «La nostra battaglia non è per il diritto a morire ma per il diritto di decidere della propria vita. Questo video e questa campagna non sono una azione da spettacolo ma evidenziano che esiste una legge ingiusta che condanna al carcere per più di dieci anni chi aiuta qualcuno a morire e che queste scelte, personali, esistono ma non se ne parla. E non diventano oscene, come pensa qualcuno, perché si fa conoscere la realtà».
Partita da poche settimana, la raccolta di firme a sostegno dell’eutanasia legale ha tra i suoi centri più attivi il Nordest dove il 70 per cento dei cittadini pare, secondo le statistiche, a favore dell’eutanasia. Oggi prima giornata di mobilitazione nazionale per arrivare in fretta alle 50mila firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia in Italia. Due i tavoli a Venezia: a Marghera dalle 9,30 alle 12,30 in Piazza Mercato ed a Mestre dalle 10 alle 18 in Piazza Ferretto.A livello nazionale sono già state raccolte quasi 10 mila firme. Venezia è quarta dopo Torino, Roma e Trieste per partecipazione. Gli indirizzi degli altri banchetti nella regione sono sul sito www.eutanasialegale.it. La campagna è sostenuta con l’adesione di Exit Italia, Uaar, Amici di Eleonora Onlus, Radicali Italiani, Partito Socialista Italiano, Associazione Radicale Certi Diritti.
«Ti danno da bere e ti addormenti»
«La storia di Piera Franchini è l’ennesima conferma della convinzione che muove tutte le persone che affollano i nostri banchetti per firmare la raccolta firme che sostiene la proposta di legge per l’eutanasia legale. Una convinzione che cozza spesso con la lentezza e le mancate scelte dei Comuni. A Venezia attendiamo da anni, per esempio, l’istituzione del registro del testamento biologico». Franco Fois dell’associazione “Luca Coscioni” di Venezia, commenta così il video che mostra Piera Franchini mentre si prepara all’appuntamento con la clinica svizzera dove le è stata praticata l’eutanasia. Un appuntamento che è stato anticipato dall’invio di tanti documenti, racconta la Franchini, poi da una serie di visite per valutare lo stato fisico e psichico del paziente e le sue scelte. Poi l’assistenza medica fino al momento della scelta finale. E, allora, spiega la Franchini nel video: «Ti danno da bere una bibita e poi uno si addormenta». Parole che colpiscono, che fanno discutere, che dividono. Gli amici di Piera, quelli di Rifondazione comunista, sono tutti con lei. «Aveva lasciato espressamente scritto di non avere desiderio di una commemorazione ufficiale. Ma è giusto per me e per altri ricordare Piera, figlia di un partigiano e il suo impegno. Guardare quel video mi fa pensare come, di fronte a scelte radicali, la società potrebbe gestire diversamente queste volontà. Se esistessero strutture di cura e aiuto queste scelte personali potrebbero essere meno solitarie», dice Gianluca Schiavon, ex presidente del quartiere e amico di Piera. «Sono scelte che fanno pensare. Avevamo appena perduto Vittorio Bisso e ci è arrivata la notizia della morte di Piera. Io spero che si faccia passi avanti su questi temi», aggiunge Pierangelo Pettenò, consigliere regionale di Rifondazione comunista. Una scelta analoga è quella che ha mosso Daniela Cesarini, 66 anni, candidata sindaco del Prc alle elezioni amministrative del 2012 a Jesi. «Noi in Comune ci stiamo impegnando per il registro del testamento biologico, speriamo lunedì sia l’ultima commissione e poi di andare al voto del consiglio. Il lungo lavoro di audizione e confronto, che va avanti da luglio 2012, è stato importante per chiarire le singole posizioni», aggiunge Sebastiano Bonzio. Sull’eutanasia legale ci si divide. Il Partito democratico non appoggia la proposta preferendo la desistenza terapeutica proposta dal medico lidense Cristiano Samueli. «Sono vicino a Piera e alla sua famiglia», ci dice il medico e dirigente regionale del Pd. «Il problema di fondo è la solitudine dei malati terminali e la condotta della classe medica e della società che non devono abbandonare il malato ma accompagnarlo. Non facendolo sentire solo, portando per gradi a conoscenza della diagnosi, praticando una ottima terapia del dolore. Senza farlo sentire un peso, perché la malattia gli impedisce di lavorare. L’accompagnamento è un diritto del paziente terminale e l’eutanasia rischia di essere una scappatoia rispetto al mancato riconoscimento di quel diritto. Serve un’alleanza terapeutica» (m.ch.)