«La sperimentazione su animali? E’ un artefatto. E’ inutile. E’ dannosa. Lo dico da scienziata e da malata». La nuova campagna contro la vivisezione ha il volto e l’anima di Susanna Penco, 51enne biologa ricercatrice e docente all’Università di Genova, che da diciotto anni combatte con la sclerosi multipla. A presentarla, ieri a Milano, i presidenti di tutte le organizzazioni animaliste aderenti alla Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente, tra i quali Michela Vittoria Brambilla, Massimo Comparotto, Gianluca Felicetti, Carla Rocchi e Laura Rossi. Questo manifesto forte è un’ultima chiamata ai senatori perché mercoledì prossimo votino «la norma contro Green Hill», ovvero la legge comunitaria che all’articolo 14 recepisce con restrizioni la direttiva europea 2010/63 sulla sperimentazione animale, prevedendo, oltre all’obbligo di utilizzare analgesia o anestesia per gli esperimenti in vivo, il divieto, introdotto dall’onorevole Brambilla, di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati ai laboratori. «La sperimentazione in vivo è e resta fortemente impopolare — ricorda l’onorevole —. La norma è rimasta sequestrata in Senato per sette mesi. Ma il tempo è scaduto e invito i senatori ad ascoltare la maggioranza degli italiani, che è ostile a quelle pratiche». E chissà che la storia di Susanna Penco non finisca per pesare su quella decisione. Con il suo viso acqua e sapone, una voce dolce ma decisa, la biologa genovese ieri ha spiegato al pubblico di voler essere lei la cavia per studiare la sua malattia e di aver così deciso di donare il suo cervello all’Associazione italiana sclerosi multipla «affinché il mio sistema nervoso centrale difettoso sia indagato, osservato, analizzato». L’hanno seguita, in questa che è tutto meno che una provocazione, i suoi parenti. «C’è un mondo che va indagato e noi siamo inchiodati sui topi. Doniamo i nostri organi alla scienza, è un atto d’amore. Si comprende oggi di cosa si ammalarono i faraoni, i cadaveri sono utili nelle indagini criminologiche. Ebbene si facciano più autopsie e si studino le cellule umane». A che serve «studiare una cura su una specie diversa da quella a cui la cura è destinata»? Susanna Penco studia metodi di sperimentazione alternativi che lei spera possano diventare «sostitutivi» proprio partendo da cellule umane. Usare gli animali, insiste, è oltre che non etico anche dannoso, perché «distrae soldi, spendendoli in modo inopportuno. I farmaci testati su animali possono creare problemi all’uomo».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.