ROMA — Dal 4 dicembre scorso porta in grembo una coppia di gemelli non suoi. Una donna romana, che si è sottoposta quel giorno a un trattamento di «Procreazione medicalmente assistita» (Pma) nell’ospedale Pertini, nella periferia Est della Capitale, è ora al centro del clamoroso scambio di embrioni denunciato ieri sul quotidiano La Stampa, errore che potrebbe essere stato provocato dal cognome simile di due coppie che quella mattina si sono sottoposte al trattamento.
I gemelli hanno il patrimonio genetico diverso dalla donna incinta e dal marito: è questo il risultato della «villocentesi», l’esame che viene effettuato dopo 12 settimane di gestazione per verificare eventuali anomalie genetiche nel feto. Il test è stato eseguito al Sant’Anna (un centro pubblico specializzato nell’assistenza materno infantile della Asl Roma-A, ndr). Intanto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha deciso di mandare nel Pertini gli ispettori «per verificare le procedure»: nell’ospedale, che negli ultimi io anni ha effettuato complessivamente circa mille trattamenti di Pma, non era mai avvenuta una cosa del genere. Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, sot- II governatore Nicola Zingaretti: «Colpiremo a fondo qualsiasi mancanza dovesse emergere» tolinea: «Andremo fino in fondo per essere vicini alla famiglia coinvolta e colpendo senza indugio qualsiasi errore o mancanza dovesse emergere dall’indagine».
La direzione della Asl Roma-B, che comprende anche il Pertini, ha subito disposto la chiusura del Centro di fisiopatologia della riproduzione dell’ospedale e, d’intesa con la Regione Lazio, ha incaricato una commissione di esperti, composta tra gli altri dal genetista e rettore dell’università Tor Vergata, Giuseppe Novelli, di capire come sia potuto avvenire l’errore. «Siamo ancora in attesa del test di conferma definitivo sul caso della presunta incompatibilità genetica per una fecondazio – ne assistita spiega cauto il direttore generale della Asl Roma-B, Vitaliano De Salazar —. Il 27 marzo l’avvocato della coppia mi ha segnalato il caso. La fecondazione risale al 4 dicembre 2013. Ho chiesto la documentazione medica di supporto e di effettuare un test di conferma definitivo e, ad oggi, attendo risposte». Parole confermate dal rettore Novelli: oE ancora tutto da provare: al momento non abbiamo nulla in mano, né una denuncia alla magistratura. Quindi io posso andare al Sant’Anna e ottenere senza alcuna autorizzazione preventiva della coppia il loro materiale genetico». Secondo l’esperto comunque «i protocolli sono molto rigidi: per questo tenderei a escludere che ci possano essere stati problemi anche per altre coppie. Serviranno alcune setti-mane per chiarire la vicenda».
Tra le ipotesi, oltre allo scambio di embrioni il 4 dicembre, Novelli non trascura «un errore nei referti oppure tra le provette a livello di diagnosi prenatale». Del resto i primi di marzo al Sant’Anna sono state eseguite altre 6 villocentesi. Ma Filomena Gallo, segretario dell’Associazione «Luca Coscio-ni», attacca: «Il Lazio risulta essere l’unica regione d’Italia dove i centri di fecondazione assistita, così come prevede la legge 40, non sono stati autorizzati e dove non vengono effettuati controlli». Opinione condivisa da Roberto Crea e Maria Paola Costantini, segretario per il Lazio e referente nazionale per la Pma di Cittadinanzattiva. Ma Zingaretti replica: «1 centri di Pma hanno l’autorizzazione provvisoria a operare e stiamo effettuando entro giugno i controlli per concedere l’accreditamento definitivo a chi ha i requisiti».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.