Cannabis Libera: intervista a Luca Marola

La Gazzetta di Parma
Monica Tiezzi

E’ stata una giornata storica per Luca Marola, da 13 anni impegnato nella battaglia antiproibizionista, quella della presentazione del progetto di legge sulla liberalizzazione della cannabis. Tanto che, nella notte fra giovedì e venerdì, il suo negozio «II canapaio ducale», in piazzale Picelli, si è illuminato di verde, il colore della foglia di marijuana.

Marola conosce bene la proposta di legge. «Alla festa antiproibizionista organizzata a maggio in città – ricorda – c’era Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri e promotore, e vari firmatari». La legge italiana, continua Marola, ricalca quelle entrate in vigore l’anno scorso nello stato di Washington e in Colorado.

Un testo «razionale e ragionevole», lo definisce Marola, «la cui struttura legislativa è stata votata favorevolmente anche da Oregon, Alaska e Città di Washington a fine 2014. Le esperienze americane – continua Marola – sono state positive. Anzitutto non c’è stato un aumento del consumo da parte dei giovani, ma anzi una riduzione del 15%. Questo in parte perchè è venuto a mancare il fascino del proibito, in parte perchè c’è la consapevolezza che basta aspettare i 21 anni per poter accedere legalmente alla sostanza, in parte perchè una fetta delle tasse statali incamerate con la nuova legge è andata al fondo per la tutela dei giovani e ai piani educativi scolastici contro l’abuso di droga Un aspetto previsto anche dalla normativa italiana e una grande novità, visto che questo argomento nelle scuole è ancora un tabù».

Marola sostiene anche che l’esperimento statunitense ha registrato un calo della microcriminalità («un crollo di quasi il 30% a Seattle») e ha permesso di usare i proventi del business legalizzato per opere come il nuovo ospedale di Denver, «costruito con i fondi di soli due mesi di vendita», rimarca.

«Ma soprattutto – continua Marola – si è innescato un circolo virtuoso che ha fatto emergere un mercato precedentemente in nero, imponendo controlli sulla qualità del prodotto, tassando i ricavi, creando posti di lavoro regolari e tutelati. Del resto – conclude Marola – è stata la stessa Direzione nazionale antimafia che nella sua ultima relazione ha definito endemico il consumo di droghe, ammesso il fallimento delle politiche repressive e chiesto di prendere in considerazione la depenalizzazione, dirottando l’attività delle forze dell’ordine su attività criminali più aggressive e pericolose per la società». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.