In Italia non è consentito ricavare cellule staminali da embrioni umani, lo vieta la legge 40/04. Sappiamo che la ricerca sulle cellule staminali non si è arrestata nel nostro Paese nel 2004 (anno di emanazione della legge), nonostante tali restrizioni. La ricerca è proseguita su materiale importato dall’estero. Non essendo espressamente previsto il divieto di sperimentare su cellule staminali embrionali, laddove esse siano lecitamente prodotte all’estero, non si potrà perseguire il ricercatore italiano che le utilizzi per svolgere attività di ricerca. Non possono dunque accettarsi divieti penali impliciti. Se il legislatore non prevede come reato comportamenti simili a quelli incriminati e che appaiono sempre bisognosi e meritevoli di una sanzione penale, sarà solo il legislatore a poter intervenire colmando la lacuna. Una volta esclusa la possibilità di estendere una sanzione penale anche a condotte non specificatamente previste dal legislatore, si potrebbe pensare che in realtà la legge 40/2004 all’art. 13 stabilisca un esplicito divieto di sperimentazione sulle cellule staminali embrionali. Ma l’art. 13, comma 1, non nomina neppure le cellule staminali embrionali; si limita a vietare la sperimentazione sugli embrioni umani. Nel momento in cui lo scienziato italiano fa ricerca su cellule staminali embrionali (prodotte all’estero e importate nel nostro Paese), non opera su un embrione: non esiste più l’embrione da cui quella cellula è stata ricavata (da altri, in uno Stato la cui legislazione consentiva quella pratica); né quella cellula potrà a sua volta diventare un embrione, essendo priva di totipotenza.Tale fenomeno rivela una delle più grandi ipocrisie della legge 40/2004. In Corte Costituzionale il giorno 8 aprile anche questo divieto sarà valutato e il prossimo 18 giugno invece l’Italia sarà nuovamente sulla legge 40 sul banco degli imputati in Corte EDU.
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