Il Presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica (SIEP) e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni chiede un protocollo tra Ministero dell’Interno e Ministero della Salute
Il caso di Bologna evidenzia ancora una volta la necessità di rafforzare il coordinamento tra servizi sanitari e forze dell’ordine nella gestione delle persone in condizioni di grave agitazione comportamentale.
Per questo l’Associazione Luca Coscioni insieme al Prof. Fabrizio Starace, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica (SIEP), chiede l’adozione di protocolli nazionali condivisi, formazione congiunta e procedure uniformi che garantiscano la tutela della salute, della sicurezza e dei diritti delle persone coinvolte.
Dichiarazione di Fabrizio Starace
È sotto gli occhi di tutti: gli episodi di microcriminalità e di discontrollo comportamentale stanno divenendo sempre più diffusi.
A fronte di questa crescita, dobbiamo evitare quello che si sta già verificando, il rimpallo di responsabilità e competenze tra chi vede il fenomeno come un problema di ordine pubblico e chi come un problema di assistenza psichiatrica.
Da un lato c’è chi vuole criminalizzare tutto, dall’altro chi vuole psichiatrizzare tutto.
Si tratta però di una situazione complessa, difficile da decodificare: una persona non ha scritto in fronte ‘Sono un delinquente’, oppure ‘io sono una persona con un disturbo’.
Secondo Starace, la risposta non può essere affidata all’improvvisazione né alla contrapposizione tra competenze istituzionali.
“Serve un protocollo di intesa tra Ministero dell’Interno e Ministero della Salute, che definisca criteri di attivazione, tempi di risposta e competenze reciproche tra il personale sanitario e quello che interviene per la sicurezza.
Bisogna attivare a livello regionale e territoriale attività periodiche di formazione e revisione dei casi che si sono presentati, in maniera congiunta tra forze dell’ordine, operatori sanitari, magistratura e giudice tutelare, per uniformare e condividere le procedure.
Questo non significa che gli operatori sanitari vogliano sottrarsi al loro mandato di cura e di terapia, ma per curare le persone bisogna che ci siano gli elementi minimi di sicurezza.
Tutte le istituzioni dovrebbero concorrere a determinare un clima di collaborazione, più che mai necessaria.
Starace ricorda inoltre che esperienze di formazione congiunta tra Dipartimenti di salute mentale, Polizia di Stato, Polizia locale e Carabinieri sono già state realizzate in diversi territori italiani, dimostrando che un approccio condiviso è possibile e rappresenta uno strumento fondamentale per prevenire situazioni critiche.
Sul caso di Bologna, il consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni invita a evitare giudizi affrettati e ricostruzioni semplificate.
“Quando si invoca la necessità che il medico intervenga con un trattamento farmacologico sedativo, evidentemente sfugge che non tutti gli interventi del 118 prevedono la presenza di un medico che può somministrare medicinali o dare un farmaco senza conoscere le condizioni di base della persona, bisogna conoscere le condizioni cardiocircolatorie del soggetto”.
L’Associazione Luca Coscioni ricorda inoltre che, insieme alla SIEP, alla Società Italiana di Psichiatria (SIP), alla Società Italiana di Psicopatologia e al Collegio nazionale dei Dipartimenti di Salute mentale, ha presentato al Ministero dell’Interno un’istanza di riesame in autotutela della circolare della Direzione centrale anticrimine del 6 novembre 2019, chiedendo una più chiara definizione delle competenze e un migliore coordinamento tra personale sanitario e forze dell’ordine nella gestione delle situazioni di emergenza.
“Questa circolare rischia di determinare confusione e mancata definizione dei compiti reciproci, che possono causare problemi pesanti in situazioni delicate, che invece potrebbero essere gestiti meglio, avendo la piena consapevolezza dei ruoli e avendo un coordinamento delle azioni e degli uni e degli altri.
Non si tratta di immaginare che i luoghi della sanità pubblica vengano militarizzati, ma di fissare un principio secondo il quale questi luoghi, che sono un elemento fondamentale per il buon funzionamento della vita pubblica e della comunità, non siano considerati zone franche dove non vige il diritto”.
L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.