Testamento biologico. A che punto siamo?

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Dal 31 gennaio 2018 è in vigore la legge sul cosiddetto testamento biologico. Ecco il bilancio dell’Associazione Luca Coscioni.

L’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge sul biotestamento, aggiornata al 30 aprile 2019 da parte del Ministero della Salute, quindi in ritardo di un anno rispetto alle previsioni di legge che prevedono una relazione annuale ogni 30 aprile, ci mostra come in Italia siano state depositate 62.030 Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) nei soli Comuni. La relazione non prende in considerazione le DAT depositate dai notai e quelle depositate presso le autorità consolari. Inoltre non propone dati relativi ai territori di provenienza delle DAT, non permettendoci quindi di capire dove ci sono problematiche. A questo dato, possiamo aggiungerne un altro: al momento sono 60mila i moduli di testamento biologico scaricati dal sito dell’Associazione Luca Coscioni. Nuovi dati ufficiali da parte del Ministero della Salute saranno disponibili ad aprile 2021.

Secondo un’indagine condotta dall’Associazione Luca Coscioni, alla fine di settembre 2019 risultavano 170mila testamenti biologici depositati nei soli Comuni.

La legge c’è e funziona

Prima di analizzare le problematiche sulla piena applicazione della legge, è doveroso evidenziare che la legge sul testamento biologico è a tutti gli effetti funzionante. Ai sensi della legge 219/2017:

  • chiunque ha il diritto di richiedere l’interruzione delle terapie, ivi comprese quelle salvavita;
  • qualsiasi persona maggiorenne e capace di autodeterminarsi può depositare e veder rispettate le proprie disposizioni anticipate di trattamento (DAT);
  • nei casi in cui le DAT non siano state depositate ma vi siano stati colloqui con la persona prima che questa si sia trovata in condizioni di non potersi più esprimere, l’amministrazione di sostegno può richiedere l’interruzione delle terapie;
  • è stata creata la Banca dati nazionale per la registrazione delle DAT.

Le campagne di informazione

Veniamo invece alle problematiche tuttora aperte oltre al mancato deposito dell’ultima Relazione Annuale al Parlamento. La prima scadenza prevista dalla legge era quella dell’1 aprile 2018. Come prescritto dall’articolo 4 comma 8 della legge 219/2017, “il Ministero della Salute, le Regioni e le Aziende sanitarie provvedono a informare della possibilità di redigere le DAT” anche attraverso i rispettivi siti internet. Questa prima scadenza è stata rispettata dal Ministero della Salute con la semplice pubblicazione della notizia sul sito internet. Non abbiamo assistito a una vera e propria campagna di informazione ma, stando all’allora sottosegretario di Stato per la salute, Armando Bartolazzi (18 ottobre 2018), “l’attività di informazione istituzionale sarà certamente riproposta e rafforzata in seguito alla definitiva approvazione” del decreto istitutivo della Banca dati nazionale delle DAT. Il decreto è stato firmato, ma di campagna informativa nemmeno l’ombra. Per questo abbiamo lanciato un appello firmato già da oltre 10mila cittadini.

Per spronare il ministero ad avviare la campagna informativa, a febbraio 2020 il deputato radicale Riccardo Magi ha depositato un’interrogazione parlamentare rimasta ad oggi senza risposta.

La videoregistrazione e l’assenza di garanzie per chi non può muoversi

Una seconda problematica aperta è quella della videoregistrazione della DAT, attualmente non possibile attraverso i Comuni, così come la possibilità per i pubblici ufficiali di uscire dagli uffici comunali per ritirare le DAT a domicilio nei casi di necessità. Queste due mancanze rendono di fatto impossibile il deposito gratuito delle DAT proprio alle persone più fragili nel nostro Paese, che si trovano costrette a doversi rivolgere a un notaio.
Il 14 dicembre 2020 l’on. Giuditta Pini ha depositato un’interrogazione al Ministero della Salute per sapere come e in quali tempi il Ministero intenda colmare questa lacuna fornendo indicazioni precise ai Comuni circa il ritiro di DAT videoregistrate, come e in quali tempi il Ministero intenda dare indicazioni precise ai Comuni circa il ritiro delle DAT di persone impossibilitate per ragioni di salute a recarsi presso l’Ufficio di Stato Civile del Comune di residenza.

Il deposito presso le ASL

All’articolo 4 commi 6 e 7 la legge 219/2017 prevede che “Le regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono, con proprio atto, regolamentare la raccolta di copia delle DAT […]“. In questo caso, quindi davanti a Regioni che hanno adottato modalità di gestione telematica delle cartelle cliniche, il deposito delle DAT potrebbe avvenire anche “presso le strutture sanitarie“. Di fatto al momento bisogna segnalare che non ci risultano strutture sanitarie che ritirino le DAT, nemmeno laddove è stata regolamentata la gestione telematica delle cartelle cliniche.