E dopo in NoVax ecco i NoLex, mistificatori della scienza contro la legalizzazione della cannabis

Il libro di Alex Berenson “Dì ai tuoi figli: la verità sulla marijuana, la malattia mentale e la violenza” sta generando una attenzione mediatica anche in Italia dopo che il suo lancio negli USA ha tenuto occupate le maggiori testate per qualche giorno. Secondo la Drug Policy Alliance, DPA, che coordina molte delle azioni popolari e legislative che negli Stati Uniti stano demolendo il proibizionismo sulle droghe, si tratta di un libro “pieno di inesattezze con prove raccolte senza sistematicità scientifica e zeppo di fuochi di paglia” per cui occorre “separare i fatti dalla finzione e affrontare i vasti danni sociali della proibizione della marijuana e delle politiche punitive”.

E forse tanto basterebbe per archiviare il documento, ma siccome si tratta del libro di un ex-reporter di guerra liberal, immediatamente si è colta l’occasione per magnificare dubbi “da sinistra” sulla regolamentazione legale della cannabis.

“Questo tipo di allarmismo è presente sin dai primi giorni del proibizionismo” ha detto Maria McFarland Sánchez-Moreno, direttore esecutivo della DPA “Berenson lo resuscita in un momento critico, quando il pubblico e i legislatori si stanno muovendo verso una regolamentazione responsabile della marijuana”.

Sul sito della Drug Policy Alliance si legge anche che proibire “significa non avere la capacità di controllare il contenuto, la purezza, la potenza o l’accessibilità dei prodotti ai giovani. Il proibizionismo ha deragliato centinaia di migliaia di vite – in modo schiacciante quelle di afro-americani e latinos. Gli Stati che hanno legalizzato la marijuana per uso adulto stanno dimostrando sempre più che la regolamentazione è un modo efficace per proteggere la salute e la sicurezza pubblica “.

Ma Berenson non è contrario alla legalizzazione, si pone il problema dell’impatto che questa possa avere se assunta smodatamente fin da giovani, una preoccupazione legittima condivisa dalla stragrande maggioranza di coloro che sono a favore di una regolamentazione di ciò che oggi è proibito e condivisa da chiunque si interessa di rischi e danno relativamente al consumo di pressoché qualsiasi venga consumata senza che se ne conosca la provenienza o le caratteristiche.

Sempre secondo la DPA Berenson fa menzione di ricerche minoritarie e non comprovate, in generale sceglie i “suoi” dati, confonde la correlazione con la causalità e fa affidamento sui dati contaminati dal vizio della scelta dei partecipanti agli studi. Non affronta gli sproporzionati danni della proibizione della marijuana, specie per quanto riguarda le cosiddette “minoranze” e non si pone il problema di come e quanto la proibizione abbia impedito – o scoraggiato – studi approfonditi e protratti nel tempo.

Il libro di Berenson esce mentre sempre più Stati negli USA stanno legalizzando la cannabis. Al 2018 l’uso che negli Stati Uniti viene chiamato “ricreativo della marijuana è legale in dieci stati (Washington, Oregon, California, Nevada, Colorado, Alaska, Michigan, Vermont, Massachusetts, Massachusetts e Washington D.C.), la cannabis terapeutica è invece legale in altri 23 stati.

Gli ultimi sondaggi in America mostrano che più del 50% delle persone coinvolte nelle ricerche preferiscono la legalizzazione alle politiche del passato. Nel giro di pochi anni, la cannabis legale (sia medica che ricreativa) è diventata un’industria multimiliardaria, le ultime stime dicono che le vendite dovrebbero raggiungere i sei miliardi di dollari a livello nazionale nel 2017 e, grazie alla legalizzazione della marijuana in California entrata a regime nel 2018 arrivare a superare i 50 entro il 2020.

Lasciando stare la dietrologia, è indubbi che un libro di un “progressista” che esce in un momento di grande sostegno pubblico alla legalizzazione può far notizia se dice qualcosa fuori dal coro, in questo caso va contro la sua presunta persuasione ideologica ponendo dubbi di fronte ad altrettanto presunte certezze granitiche.

Il volume potrebbe esser liquidato come una trovata editoriale della potente casa editrice Simon & Schuster, e magari lo è, ma è anche da tenere in considerazione perché dimostra, se mai ce ne sia ancora bisogno, che sulle banalità e i luoghi comuni, tipo “farsi una canna oggi porta a farsi le pere domani” persiste un pericolo alone di veridicità che occorre continuare a distruggere. E, proprio come nel caso dei vaccini, occorre un’alleanza tra scienza e politica del buon senso per informare, educare e persuadere che per un controllo efficiente di certi fenomeni occorrono leggi basate sulle evidenze scientifiche e un costante dialogo con chi le deve rispettare, certo per la strada si inciamperà in qualcuno che negando i fatti si arricchirà, l’importante è che da caso letterario non diventi legge.

Marco Perduca coordina le attività di Science for Democracy, la piattaforma internazionale promossa dall’Associazione Luca Coscioni e la campagna Legalizziamo!. Senatore radicale dal 2008 al 2013, per 20 anni ha rappresentato il Partito Radicale all’ONU e girato il mondo a favore della Corte Penale Internazionale e contro la pena di morte. Ha collaborato con studi legali inglesi e fondazioni americane su questioni relative ai diritti umani in Italia. Ha pubblicato “Operazione Idigov, Come il Partito Radicale ha sconfitto la Russia di Putin alle Nazioni Unite” (Reality Book, 2014) e curato “Proibisco Ergo Sum” (Fandango Libri, 2018) e “La Cannabis fa bene alla Politica” (Reality Book, 2018). E’ laureato in lingua e letteratura nord-americana.