In memoria di Emma Bonino

Intervento di Filomena Gallo per i funerali di Stato di Emma Bonino

Sono grata alla famiglia di Emma Bonino per avermi chiesto di intervenire.

Emma ci manca già. 

A me manca già il suo sguardo che diceva tanto: quegli occhi azzurri, chiarissimi ed elettrici, capaci di essere severi, ironici e subito dopo affettuosi.

Con Emma ho condiviso per tanti anni battaglie, obiettivi e sogni.

Negli ultimi anni, insieme ad altre persone che le volevano bene, le sono stata accanto da amica, condividendo la quotidianità, la presenza, il sostegno reciproco e anche quella cura che l’amicizia porta con sé.

È stato per me un onore. E lo è parlare di lei oggi, qui.

Mano a mano che la malattia le portava via le forze, Emma non si è pianta addosso, ha affrontato “il corpo a corpo” con il tumore come un’altra delle sue battaglie. 

Credo le sia venuto istintivo.

In fondo, proprio dal suo corpo era iniziato tutto: l’Emma pubblica, l’Emma politica. Da quell’interruzione volontaria di gravidanza che non volle vivere come un crimine da nascondere, facendola anzi diventare una connessione con il vissuto di tante donne, con le loro storie e le loro urgenze insopprimibili.

Quella connessione tra il suo corpo, fragile e minuto, e i corpi delle persone vittime di violazioni dei diritti fondamentali in tutto il mondo non si è mai spezzata. 

Una connessione fatta di forza di volontà, convinzioni, ideali, cocciutaggine, unite da una rara capacità politica che teneva insieme militanza personale con il senso delle istituzioni con il fine ultimo di difendere e promuovere la democrazia liberale da accompagnare con il federalismo europeo.

E a proposito di federalismo europeo, forse non è un caso che Emma abbia voluto trascorrere l’ultimo mese davanti al suo amato mare: e da Sabaudia, nel guardare le isole di Ponza, essere idealmente e non solo vicina a Ventotene.

La riconoscenza che in queste ore arriva da ogni parte non nasce solo da una vicinanza politica o ideale. Nasce anche da pezzi di vita, spesso intimi e dolorosi, che tante persone hanno condiviso idealmente o concretamente con Emma.

Nel 2000, con Marco Pannella, Emma Bonino riconobbe subito la visione politica di Luca Coscioni e il suo esempio personale, quando da malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica divenne – lui, muto e immobilizzato – leader della lotta radicale per la libertà di ricerca scientifica in Italia e nel mondo.

Negli anni successivi, dal referendum sulla legge 40 in tema di procreazione medicalmente assistita e libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali, ho avuto il privilegio di agire al fianco di Emma. Anche se, in realtà, tante volte era lei a stare al nostro fianco: condivideva quelle battaglie, le sosteneva, le faceva proprie. Anche io sono passata inizialmente – come credo molte altre persone – dal filtro di un carattere apparentemente spigoloso dal quale usciva però un distillato di accoglienza profonda, con una generosità che tra donne non sempre riusciamo a raggiungere.

I temi di libertà portati avanti dall’Associazione Luca Coscioni, dall’inizio alla fine della vita, negli ultimi anni hanno assunto per Emma, che dell’Associazione era militante, un significato nuovo. Non più soltanto l’eredità di battaglie del passato, ma una lotta nuova, sentita e vissuta, per quel poco che le forze fisiche ancora le consentivano. Un impegno urgente, rivolto al futuro.

La sua memoria, sia per il metodo sia per gli obiettivi, può, deve continuare a ispirare le persone, le più diverse, per storia, provenienza e progetto di vita. 

Impossibile dire come avrebbe voluto onorare anche questa occasione.

Ma sono certa che avrebbe avuto l’impertinenza (da “monella di Montecitorio”, come la definì Sandro Pertini), e avrebbe trovato il modo di affidarci un messaggio politico.

Ne scelgo uno legato proprio a questo luogo e a uno dei suoi risultati istituzionali di portata mondiale: la nascita della Corte penale internazionale, il cui Statuto fu celebrato qui in Campidoglio 28 anni fa.

Quella Corte – un obiettivo su cui si sono attivati governi italiani di tutti i colori politici – oggi rischia di essere smantellata “mattone dopo mattone” dalle prepotenze di chi pratica la legge del più forte e che vuole sostituirsi alla forza della legge. 

Per il ruolo che ha svolto nel cercare di affermare una pace duratura attraverso la ricerca di giustizia giusta e super partes e per gli attacchi che sta subendo, la Corte va difesa.

Emma Bonino, che quella Corte ha voluto e a cui ha dedicato anni di attività, sarebbe stata a favore di un sostegno tanto concreto quanto simbolico, magari candidando la Corte stessa al Premio Nobel per la pace.

Il testimone, su questo come su tutto il resto, passa a chi vorrà raccoglierlo. Magari anche a chi non ha conosciuto Emma, ma oggi, attraverso i nostri ricordi, può incontrarne le idee e scegliere di portare un po’ più avanti una delle sue battaglie.

Grazie Emma.

Filomena Gallo è Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Avvocata cassazionista è esperta in diritto di famiglia, diritto internazionale e in problematiche legislative nelle biotecnologie in campo umano. Docente a contratto presso l’Università di Teramo, ha seguito la maggior parte dei procedimenti legali che hanno portato agli interventi della Corte Costituzionale con dichiarazione di incostituzionalità della legge 40/04.