Ahmadreza Djalali, il medico iraniano arrestato a Teheran lo scorso anno in Iran con l’accusa di essere una spia, è stato trasferito dalla sezione di isolamento a quella pubblica del carcere di Evin e ha interrotto lo sciopero della fame. A dare la notizia è stato nei giorni scorsi il professor Luca Ragazzoni dell’Università del Piemonte Orientale di Novara, dove Djalali, esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, ha lavorato per 4 anni.
Djalali sta bene informa il professore Ragazzoni e ora, dalla sua nuova collocazione, può telefonare alla moglie, Vida Mehrannia, tutti i giorni. “Ho potuto parlare con lui al telefono”, racconta ancora Ragazzoni “Sta meglio, ha interrotto lo sciopero della fame”. “La sua voce è rimasta la stessa di sempre, – prosegue – compatibilmente con la rigida detenzione l’ho sentito bene non l’ho sentito provato, ma mi è sembrato sereno e determinato”. “Gli ho fatto sapere tutto quello che stiamo facendo per lui, – spiega ancora il professore – non solo noi dell’Upo ma praticamente tutto il mondo scientifico internazionale e organizzazioni come Amnesty; un appello è stato chiesto anche al Papa”.
Il professor Ragazzoni è stato anche il promotore di una petizione on-line, che ha raccolto più di 200 mila aderenti con la quale si chiedeva l’intervento del nostro governo. “Di recente c’è stata una spedizione in Iran per firmare una convenzione proprio su argomenti scientifici, ma non abbiamo avuto alcuna notizia” informa ancora Ragazzoni. Lo scorso marzo anche i figli di Djalali, di 14 e 5 anni che vivono con la mamma a Stoccolma, si sono rivolti al Papa, via Facebook, per chiederne la liberazione. Inoltre il 15 maggio scorso anche la rivista scientifica Lancet ha pubblicato una lettera appello in cui si chiede conto di quanto accaduto al medico iraniano.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.