Serena ha 36 anni e non è sposata né ha un compagno. 

Dopo aver concluso il percorso di preservazione della fertilità, fra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, Serena comincia a raccogliere informazioni sulle possibilità di avvalersi di tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) per avere un figlio in Italia. Nel luglio 2024, fa una richiesta  via e-mail a un centro di PMA di Firenze, chiedendo di poter accedere a queste tecniche ed evidenziando la sua condizione di donna singola. Pochi giorni dopo  riceve il diniego del centro motivato dal divieto, previsto all’articolo 5 legge n. 40 del 2004, di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle persone singole. In quegli stessi mesi, preso atto delle difficoltà di poter avere un figlio in Italia tramite la PMA, Serena, consapevole che il passare del tempo avrebbe ridotto sempre di più la sua fertilità, decide di avviare, parallelamente al suo intervento nel procedimento d’urgenza a sostegno di Evita, un percorso di fecondazione assistita in Spagna.

Serena rimane incinta e oggi sta per avere un bambino grazie alle tecniche di PMA realizzate in Spagna, un paese che come tanti altri in Europa consente anche alle donne singole di potervi accedere.

Serena ha deciso di rendere nota la sua vicenda per evidenziare una discriminazione che esiste nel nostro paese. Per i suoi diritti e quelli di tante altre donne, anche a nome di chi non ha la possibilità di permettersi costosi e faticosi viaggi all’estero per diventare madre.