Papa Bergoglio ha preso più volte posizione contro la mafia e le altre forme di criminalità organizzata, facendo proprio l’anatema pronunciato venti anni prima dal suo predecessore Giovanni Paolo «Mafiosi, convertitevi». Bergoglio si é spinto più in là, e davanti a 200mila persone ha pronunciato – primo Papa nella storia – una vera scomunica : «I mafiosi – ha detto – non sono in comunione con Dio: sono scomunicati». Dinanzi a questa tassativa affermazione del Papa non si può che restare indignati dalla vicenda di Vittorio Casamonica, i cui funerali sono stati celebrati nella forme sfarzose e pacchiane che conosciamo nella parrocchia di San Giovanni Bosco al Tuscolano. La stessa parrocchia che aveva negato – anche per il pesante veto del Cardinale Ruini – i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, costringendo i familiari del leader radicale, sinceri credenti, ad un funerale celebrato in strada: come quello di un cane. E che invece li aveva concessi ad Enrico De Pedis, uno dei boss della banda della Magliana, sempre generoso, con i soldi delle sue rapine, con la Chiesa romana.
Chi come me ha un rapporto di amicizia con la dolcissima Mina Welby, rimase però veramente sconvolto dal fatto che negli stessi giorni della morte di Piero, nella cattedrale di Santiago del Cile, diversi Cardinali assisterono ai solenni funerali di Augusto Pinochet, uno dei peggiori macellai del ventesimo secolo.
Penso che il Papa – non un Papa qualsiasi, ma questo che ci si presenta ogni giorno come rivoluzionario e a proposito del quale qualcuno evoca addirittura la Teologia della Liberazione – non possa astenersi dal chiedere perdono a nome della Chiesa e dal prendere provvedimenti perché mai più si possano ripetere vicende oltraggiose come quella di Vittorio Casamonica.
Se non il Papa, parli il suo ufficio stampa. E non ci dica, per favore, che il parroco «non sapeva» o che Casamonica non aveva ricevuto condanne penali passate in giudicato (si è definito boss mafioso da solo, con i funerali che ha voluto). Credenti e non credenti, siamo stanchi delle mezze verità, degli impegni solenni, delle promesse ( e anche delle scomuniche) non mantenute.

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