Il Garantista
Michele De Luca, Filomena Gallo
La legge 40 del 2004 è quasi giunta al capolinea. L’ultimo colpo lo ha sferrato la Corte Costituzionale il 14 maggio, cancellando il divieto di accesso alla fecondazione assistita per le coppie fertili, portatrici di patologie genetiche. In undici anni sono intervenuti 33 volte i tribunali e 3 volte la Consulta, eliminando le restrizioni più illogiche, ideologiche, dolorose, incompatibili con la Carta Europea, costituzionalmente illegali: divieto di produzione di più di tre embrioni, obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti, possibilità di diagnosi pre-impianto per le sole coppie infertili, divieto di eterologa. La legge 40, che Le Monde definì subito “legge burqa”, è stata ed è una delle leggi più liberticide della nostra storia repubblicana, frutto del compiacimento dei partiti verso le gerarchie clericali. Il leitmotiv che ha contraddistinto questa norma è stato: proibizione. Ha privato molte coppie italiane del diritto alla salute, del diritto alla libertà procreativa, del diritto ad avere un figlio sano. Questa legge si è infilata tra le lenzuola degli italiani, si è imposta in quello spazio che il padre del liberalismo moderno, John Stuart Mill, definitiva del self-regarding, la sfera privata che un Governo liberale dovrebbe tutelare, non invadere. Quando il testo venne approvato, il 19 febbraio del 2004, al governo c’era Silvio Berlusconi, al Ministero della Sanità Girolamo Sirchia e alla presidenza della Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, Camillo Ruini. Sarebbe interessante raccogliere ora le loro valutazioni insieme a quelle di tutti i parlamentari che fortemente vollero questa legge e che si opposero con altrettanta forza al referendum radicale per l’abolizione delle legge. Sarebbe ancora più doveroso, inoltre, che costoro che hanno difeso l’indifendibile in Parlamento, al Governo, in Vaticano, usando potere, soldi e televisioni, facendo perdere più di dieci anni ai malati, alle donne, ai medici e agli scienziati chiedessero scusa e, per i non pochi ancora con incarichi politici e burocratici, si dimettessero. Potrebbero far sorridere, se non fossero drammatiche per le conseguenze che hanno provocato, le dichiarazioni dell’onorevole Fioroni nei giorni di approvazione della legge che sottolineava la preoccupazione dei legislatori che dietro la fecondazione assistita potesse annidarsi “la possibilità di modificare l’essere che dovrà nascere, scegliendone le sembianze somatiche e le caratteristiche psichiche” e che si potesse “successivamente aprire quell’autostrada dell’eugenismo, per cui alla fine il figlio di Dio, ossia quello che deve nascere (uso questo termine per indicare il figlio naturale) e che deve nascere così come è, non venga più accettato e non in base a parametri di fisiologia o di patologia, ma in base al concetto che ciascuno di noi darà della normalità”. Naturalmente le cose stanno in maniera completamente diversa. La nuova sentenza della Corte Costituzionale ha sfatato ogni dubbio riguardo alle accuse di eugenetica rivolte ai genitori che chiedono solo un figlio non affetto dalla loro stessa patologia genetica e non un bambino da catalogo (sarebbe interessante sapere dall’on. Fioroni come pensava di selezionare le caratteristiche psichiche delle blastocisti, ma sorvoliamo). Chi ha la responsabilità politica di questa fallimentare legge è ora che paghi. In questo quadro politico, in cui l’operato dell’Esecutivo langue in tema di diritti civili e libertà fondamentali – fatta forse eccezione per la legge sul divorzio breve – il Ministero della Salute e quello della Ricerca hanno oggi la possibilità di riscattare il passato e porsi dalla parte della ragione, della scienza, delle tutele individuali. Come Associazione Luca Coscioni, insieme a chiunque voglia unirsi a questo fronte di campagna politica mai fermatosi dal quel 2004 con Luca Coscioni e i radicali, siamo pronti a riattivarci per cancellare gli ultimi divieti rimasti: quello di ricerca sugli cellule staminali embrionali e quello per l’accesso dei single e coppie dello stesso sesso alla fecondazione assistita. Chiediamo infatti alla Ministra Lorenzin, alla Ministra Giannini e ai Parlamentari tutti di non aspettare che siano i giudici italiani ed europei a spiegare che anche gli ultimi divieti della legge 40 sono contrari alle libertà fondamentali della persona.
Nel rispetto delle norme generali, utilizziamo per la ricerca gli embrioni non idonei per una gravidanza, come accade già all’estero. Lasciarli inutilizzati dentro ai frigoriferi rappresenta solo un freno alla ricerca e alla possibilità di cura di molte malattie invalidanti, mentre ricercatori di altri Paesi stanno già sperimentando (o sono in procinto di sperimentare) le staminali embrionali su patologie della retina e sulla malattia di Parkinson. E forse un giorno potranno trattare malattie come l’Alzheimer o la sclerosi laterale amiotrofica – quella che uccise Luca Coscioni – mentre i ricercatori italiani staranno a guardare, imbrigliati nelle maglie di quel che ancora rimane della legge 40.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.