
Il “totem” con il manifesto e gli opuscoli, posizionato vicino all’ingresso del reparto di ostetricia dell’Angelo, è già stato tolto. Di questo, e dell’eventuale rimozione di altro materiale riconducibile a movimenti antibortisti, si è parlato ieri in ospedale durante l’incontro richiesto dalle associazioni veneziane interessate ai diritti civili.
«Un confronto dai toni cordiali» spiegano Sandra Salmasi (Aied), Maria Teresa Menotto (Consulta delle cittadine Comune di Venezia), Franco Fois (Associazione Luca Coscioni), Simonetta Luciani (Senonoraquando) e Vittorio Pavon (Uaar) con una nota condivisa in cui comunicano di aver incontrato il direttore sanitario dell’ospedale dell’Angelo, Onofrio Lamanna, il direttore servizi sociali, Claudio Beltrame, e la responsabile qualità Giorgia Marcato. «L’esposizione di quel materiale non aveva alcuna legittimità – spiegano le associazioni – poiché la legge regionale, che disciplina l’accesso e la divulgazione di materiale simile, non dispone del previsto regolamento attuativo. Inoltre tale esposizione proprio vicino all’ingresso del reparto dove le donne effettuano le visite prima di sottoporsi all’intervento di Ivg (l’interruzione volontaria di gravidanza), rappresenta una pressione psicologica verso chi è già in uno stato di sofferenza e fragilità. I responsabili dell’ospedale, dopo un’iniziale perplessità, hanno convenuto sulla non opportunità della presenza di tale materiale – continuano – e hanno preso l’impegno di far rimuovere cartelloni ed espositori».
Un punto su cui, però, non c’è ancora una posizione ufficiale dell’ospedale, mentre sulla presenza di volontari, di cui si era già parlato un mese fa, l’ospedale ha ribadito che ci sono regole chiare: l’ingresso nei reparti può avvenire solo da parte di membri delle associazioni con le quali l’ospedale ha stipulato una convenzione, muniti di camice e targhetta di riconoscimento. «Nessun accesso invece – aggiungono le associazioni – è previsto per i volontari di eventuali associazioni che collaborino con la cappellania dell’ospedale». Al termine dell’incontro le associazioni hanno espresso la soddisfazione per l’avvio di un dialogo: «Le nostre richieste hanno l’unico obiettivo di tutelare il diritto, costituzionalmente sancito, all’autodeterminazione delle donne».