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Lucetta Scaraffia, sull’Osservatore Romano, chiede che si ascoltino con rispetto le opinioni di chi si pronuncia in modo contrario alla eutanasia, che a suo avviso è divenuta “la moda del tempo”.
E lo chiede dalle pagine di un giornale che al termine della vicenda Englaro si schierò con quanti – nelle aule del Parlamento – definirono “assassino” Beppino Englaro, il più affettuoso dei padri ed il più mite degli uomini.
Chi esprime dubbi e critiche – si lamenta la Scaraffia – viene considerato un retrogrado, una persona che vuole condannare il suo paese a un “vergognoso ritardo”.
Il punto è: questo vergognoso ritardo c’è o no? Nessuna persona intellettualmente onesta può negarlo. Siamo l’unico paese che non ha una legge sul Testamento Biologico ed in cui il Parlamento rifiuta perfino di discutere di eutanasia, malgrado le ripetute sollecitazione del Presidente della Repubblica e il fatto che il 70% degli italiani é favorevole alla “buona morte”.
Per la Scaraffia la soluzione sta nelle cure palliative e nei loro sorprendenti risultati. Ma se qualcuno non vuole continuare a vivere come un vegetale, perché impedirglielo?

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.