Il calvario di Monica è tutto italiano. Negli Usa avrebbe avuto la pillola d’emergenza senza ricetta, a patto di avere più di 17 anni. Ma da noi gli ostacoli sono tali che si vendono solo 400mila confezioni, contro il 1 milione e mezzo della Francia. Spiega il ginecologo Silvio Viale: «Dal 2001 contraccezione d’emergenza è sinonimo di levonorgestrel, efficace nel 95% dei casi se preso entro 24 ore dal rapporto e nel 50% entro 72 ore. Non ha effetti collaterali, eppure si può acquistare solo con ricetta medica non ripetibile. Qualunque medico la può prescrivere, anche il dentista della porta accanto, ma pochi lo sanno e corrono al pronto soccorso o dalla guardia medica, dirottati poi al ginecologo, che in 9 casi su 10 è obiettore di coscienza» (dati Libera associazione italiana ginecologi, per il Lazio, www.laiga.it). Eppure l’obiezione vale solo per l’aborto e la pillola del giorno dopo non è un metodo abortivo, ma un contraccettivo di emergenza che impedisce la fecondazione dell’ovulo. «Chi non la prescrive compie un abuso, ed è passibile di denuncia”, interviene Gabriella Pacini di Vita di donna, che risponde al tel. 333.985.6046 con il servizio SOS pillola del giorno dopo. Su www.uaar.it i moduli per effettuare l’esposto. Su www.farmacie.it, invece, le farmacie dove trovarla senza intoppi. Riprende Viale: «C’è poi la pillola dei cinque giorni dopo, a base di ulipristal acetato, anch’essa efficace al 95% entro 24 ore, ma funziona fino a cinque giorni dopo». Qui la strada si complica. L’Italia è l’unico Paese, tra i 61 in cui è autorizzata, in cui per la prescrizione è obbligatorio il test di gravidanza. Peccato, denuncia un’indagine Datanalysis, che consultori e pronto soccorso non abbiano gli stick per effettuarlo. Uno su dieci, al Sud, ne è sprovvisto. La soluzione? «Eliminare quest’obbligo e abolire la ricetta», auspica Viale.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.