Dai prodotti Ogm agli appalti pubblici i nodi del negoziato

Il Sole 24 Ore
Giuseppe Chiellino

L’annnuncio a metà febbraio è stato dato con enfasi. E non poteva essere altrimenti visto che il negoziato tra Stati Uniti e Unione europea per creare un’area di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico a sentire la commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento «è il più importante che sia mai stato discusso». Ma senza alcun dubbio sarà un percorso tutto in salita. E lo dimostra la presa di posizione degli eurodeputati che hanno chiesto al commissario al Commercio, Karel De Gucht, di «arrivare ad un accordo accettabile per l’opinione pubblica europea». Insomma: accordo sì, ma non a tutti i costi. I nodi più aggrovigliati sono quelli delle norme sanitarie nell’agricoltura e nell’allevamento: il timore è che «la Ue possa essere indotta ad abbandonare il suo approccio tradizionalmente prudente». Questo capitolo si porta dietro «le inquietudini» europee sulle produzioni agricole geneticamente modificate e sull’uso degli ormoni nell’alimentazione animale. Ma non sono solo questi i punti su cui le posizioni sono distanti e il confronto si perannuncia aspro. Il rapporto che il Gruppo di lavoro ad alto livello per l’occupazione e la crescita (Hlwg nell’acronimo inglese, incaricato a novembre 2011 di preparare il terreno per l’avvio dei negoziati) ha inviato ai presidenti Obama, Barroso e Van Rompuy, indica in modo dettagliato l’architettura su cui si svilupperà la discussione tra Bruxelles e Washington, individuando tre temi guida del confronto che andrà avanti almeno fino all’estate del 2015. Accesso al mercato Il primo fronte su cui Usa e Ue dovranno dialogare è quello dell’accesso al mercato. Secondo l’Hlwg l’obiettivo finale dovrebbe essere quello di una sostanziale eliminazione di tutte le tariffe sugli scambi bilaterali. Un obiettivo da raggiungere non con un colpo di spugna ma attraverso una «soppressione graduale» delle voci tariffarie «più delicate» e comunque valutando nel corso del negoziato altre «opzioni» per i «prodotti più delicati». Per i servizi il punto di partenza è «l’altissimo livello di liberalizzazione» attuale. Ma secondo gli sherpa che hanno preparato il documento è possibile aprire nuove strade «affrontando le barriere di vecchia data» che ancora resistono, pur riconoscendo la delicatezza di alcune voci. E il caso, per esempio, della proprietà intellettuale e della protezione dei dati che preoccupano anche l’Europarlamento. Un discorso simile si può fare per gli investimenti, per i quali si ipotizza genericamente un maggiore grado di libertà e di protezione. Negli appalti pubblici, infine, bisognerebbe assicurare reciprocamente il «trattamento nazionale» alle imprese europee ed americane. Barriere non tariffarie «Vantaggi significativi» anche in termini di riduzione dei costi possono arrivare dall’eliminazione delle barriere non tariffarie derivanti da differenze di regolamentazione. Bisognerà quindi «promuovere una maggiore compatibilità» delle regole, attraverso il mutuo riconoscimento e l’armonizzazione. Sul tavolo ci sono le questioni sanitarie e fitosanitarie e le cosiddette “barriere tecniche”. In entrambi i casi il gruppo di lavoro suggerisce di partire dai principi-chiave fissati in sede Wto e contenuti negli accordi Sps (sanitary e phytosanitary) e Tbt (Technical Bar-riers to Trade). Sul primo punto, in particolare, «ogni misura dovrebbe avere basi scientifiche e riferirsi a standard internazionali o a valutazioni di rischio scientifiche» con l’obiettivo di proteggere «la vita e la salute degli esseri umani, delle piante e degli animali, in modo trasparente e senza rinvii ingiustificati». Per le “barriere tecniche”, l’obiettivo è in primo luogo quello di alleggerire le procedure riducendo le certificazioni ridondanti. Fondamentale è stato e sarà il coinvolgimento degli stakeholder: imprese, associazioni industriali e organizzazioni non governative. Regole condivise C’è poi un terzo capitolo che punta alla definizione di regole condivise per affrontare le sfide e le opportunità che potranno presentarsi in un contesto di libero scambio. Oltre al un «numero limitato» di questioni legate alla proprietà intellettuale, l’Hlwg raccomanda di affrontare la questione della protezione ambientale e della sicurezza dei lavoratori. Ma soprattutto viene suggerito ai vertici americani ed europei di trovare un’intesa con «norme di rilevanza globale, principi o modalità di cooperazione» in sette aree specifiche: facilitazioni doganali; politica della concorrenza; garanzie per le imprese statali; barriere territoriali; materie prime ed energia; piccole e medie imprese; trasparenza.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.