Intervista al Ministro Francesco Profumo: “Servono manager dell’innovazione”

Il Sole 24 Ore
Francesco Antonioli

Ministro Profumo, i Pst italiani soffrono ancora di “nanismo”: piccole dimensioni che non consentono di competere pur essendoci sul territorio eccellenze significative. Che si può fare per migliorare? I Parchi scientifici e tecnologici sono figli di una strategia che appartiene al passato millennio. Ora, non a caso, parliamo di “cluster”. La territorialità, per molti aspetti, sta diventando secondaria. Anzi, spesso si trasforma in un limite pesante, in un elemento di freno allo sviluppo produttivo. Si pensava, negli anni recenti, che da un investimento immobiliare importante potesse innescarsi necessariamente un processo virtuoso per le aziende e i centri di ricerca insediati in una particolare area. Oggi non è più così: è cambiato il paradigma a livello europeo, e non solo. Bisogna adeguarsi, non c’è altra via.

In quale modo? Chiudendo, ristrutturando, mettendosi in rete? Occorre ragionare sul fatto che è saltata l’equazione spazio-tempo. Le relazioni sono clusterizzate. Questo scenario allarga immediatamente il perimetro e consente di poter redigere progetti con una prospettiva più ampia, in grado di garantire ritorni fecondi. Penso che l’aggregazione dei soggetti debba avvenire su base strategica e – soprattutto – complementare tra i saperi. Mettersi in rete è la strada.

Gli esiti dei recenti bandi cluster del Miur indicano questa direzione. Ma c’è un dosaggio ideale, ministro Profumo, tra pesi del pubblico e del privato sul fronte della ricerca applicata? Siamo in una fase di transizione complessa e non ancora compiuta. Una volta, su questo versante, era l’incentivo alle aziende l’elemento prioritario. Cioè il sostegno economico che veniva garantito a una Pmi o a una grande impresa. Ora, invece, il compito del pubblico deve essere senza dubbio quello del “driver di innovazione”: l’istituzione deve dimostrarsi capace di creare le favorevoli condizioni di mercato affinché un polo specialistico possa competere in maniera significativa almeno a livello continentale.

I detrattori delle politiche sui bandi Prin (i Progetti di ricerca di interesse nazionale) dicono che lei sta depotenziando la ricerca pubblica, il vero motore della ricerca di un sistema nazionale. Che ne pensa? Io la vedo così: così come la dimensione del mercato del lavoro è europea, così è nel campo della ricerca. Oggi c’è una quota di finanziamento che tende a diminuire a livello nazionale. E ha un senso: perché aiuta ad “allenarsi” alla dimensione internazionale, favorendo, appunto, l’aggregazione per atenei, imprese e centri di ricerca. Il futuro è questo.

In Italia, tuttavia, rimane forte il divario Nord-Sud. Come si può ovviare? Mi pare decisivo adoperarsi per far crescere manager dell’innovazione veramente all’altezza. Questo è un tema determinante. Al Sud ci sono buone università e ottime intelligenze. Talvolta manca la capacità di trasformare in azioni concrete questo slancio. È un cambiamento di prospettiva importante, non solo per il Mezzogiorno: bisognerebbe, per esempio, che non si lasciasse il nostro Paese con l’intento di trovare un posto all’estero, ma puntare ad acquisire una solida esperienza internazionale per poi ritornare e creare dei posti di lavoro in Italia.

Non è così semplice, ne converrà. È vero, ma questo presuppone un senso civico più forte da parte di tutti. Dei privati. E delle istituzioni, che per favorire la nascita di nuove esperienze sul fronte dell’innovazione e della ricerca applicata debbono adoperarsi per una burocrazia più leggera, in tempi di risposta più certi, insomma in “strutture intangibili” più facilmente condivisibili.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.