È la 19esima persona in Italia, la terza in Liguria. Assistita da un medico di fiducia fuori Regione “Chiedo rispetto per la mia decisione e spero in un percorso più rispettoso per altre persone nelle mie condizioni”
Una persona ligure di 47 anni, affetta da sclerosi multipla, è morta ieri a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale.
Si tratta della 19esima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale e della terza in Liguria.
Di fronte all’irreversibilità della malattia e al progressivo peggioramento delle sue condizioni, questa persona ha iniziato a informarsi, tramite l’Associazione Luca Coscioni, sui suoi diritti nel fine vita in Italia e, a giugno 2025, ha chiesto alla sua azienda sanitaria la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia, reso legale in Italia dalla sentenza 242/2019 sul caso “Cappato/Antoniani”.
A settembre 2026 è arrivato il via libera per poter procedere e quindi la conferma della presenza dei 4 requisiti necessari per accedere al “suicidio assistito” (patologia irreversibili, sofferenze ritenute intollerabili, dipendenza da trattamento di sostegno vitale, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli).
All’interno della ASL di riferimento non è stato trovato alcun medico disponibile ad assistere la persona durante l’autosomministrazione del farmaco. Di fronte a questa indisponibilità, l’azienda sanitaria era disposta a indire un bando pubblico per cercare un medico anche al di fuori dei confini regionali.
Tuttavia, la persona, data la grave e progressiva sofferenza, non è riuscita ad attendere i tempi amministrativi necessari. Si è reso quindi indispensabile l’intervento del Dottor Mario Riccio, medico di fiducia che ha prestato l’assistenza richiesta.
La persona che ha avuto accesso alla morte assistita ha voluto lasciare un messaggio: Ho scelto liberamente e consapevolmente di porre fine a una sofferenza per me diventata intollerabile. È stata una decisione profondamente personale, maturata nel tempo e assunta nella piena consapevolezza delle sue conseguenze. Chiedo che venga rispettata per ciò che è: l’esercizio della mia libertà e della mia autodeterminazione.
Il percorso per arrivare a questa scelta è stato lungo e reso ancora più difficile da attese e incertezze che, in una situazione di grave sofferenza, assumono un peso enorme. Mi auguro che questa esperienza possa contribuire a rendere il percorso futuro più chiaro, rapido e rispettoso per tutte le persone che si trovano nelle medesime condizioni. Un diritto può dirsi realmente garantito soltanto quando è possibile esercitarlo concretamente, senza ostacoli e in tempi compatibili con la sofferenza di chi lo richiede”.
“Nonostante l’indisponibilità di medici all’interno della ASL, l’azienda sanitaria si era attivata per individuare un professionista disponibile, anche attraverso un bando pubblico. Ma i tempi di questa procedura non erano compatibili con l’urgenza della persona, che aveva già atteso oltre un anno e viveva una condizione di sofferenza sempre più grave.
È stata quindi determinante la disponibilità del dottor Mario Riccio, medico di fiducia, che ha consentito di rispettarne la volontà senza ulteriori attese. Un diritto riconosciuto deve poter essere esercitato in tempi compatibili con la sofferenza di chi lo richiede, senza dipendere dalla disponibilità occasionale di un medico per questo motivo è necessario che via sia una organizzazione del servizio sanitario con operatori che si base volontaria possano completare la procedura come previsto dalla nostra legge regionale Liberi Subito”, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere Associazione Luca Coscioni.
I casi in Liguria
Oltre a questo, sono altri 2 i casi di suicidio assistito in Liguria, fino ad ora, seguiti dall’Associazione Luca Coscioni. Il primo è stato Silvano, 56enne genovese, affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni, morto a febbraio 2026. Silvano ha aspettato un anno dalla sua richiesta prima di poter procedere.
Il secondo è stato “Stefano” (nome di fantasia), 66enne ligure completamente paralizzato a causa di un trauma cervicale, morto il 28 aprile a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, con la relativa strumentazione prevista. Per ottenere l’accesso a un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, anche “Stefano” ha dovuto attendere dieci mesi dalla richiesta presentata alla ASL nel giugno 2025 e ricorrere a due diffide legali, tramite il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni coordinato dall’avvocata Filomena Gallo.
La legge regionale
Intanto in Regione è in corso l’iter di discussione della proposta di legge regionale “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, la proposta di legge regionale sul “suicidio assistito” promossa dall’Associazione Luca Coscioni e già approvata in Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna. Il testo della legge, depositato per la prima volta nel febbraio del 2024 grazie a un’iniziativa consiliare trasversale, aveva visto l’avvio delle audizioni all’interno della II Commissione Salute e Sicurezza Sociale con anche l’audizione a sostegno della PDL di giuristi tra cui Vladimiro Zagrebelsky e Filomena Gallo. Tuttavia, l’iter si era bruscamente interrotto a causa delle dimissioni dell’ex Presidente Giovanni Toti e della successiva tornata elettorale, che avevano reso necessario un nuovo deposito all’inizio della nuova legislatura. Nonostante il testo fosse nuovamente approdato in Commissione, di fronte a un ulteriore rallentamento dei lavori, si è resa necessaria l’attivazione dell’articolo 32 da parte del consigliere Gianni Pastorino, primo firmatario della proposta, per riportare finalmente la discussione direttamente all’attenzione dell’Aula.
L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.