Nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) è necessario distinguere con chiarezza le emergenze esclusivamente cliniche, l’esecuzione dei trattamenti sanitari obbligatori e le situazioni nelle quali siano in corso aggressioni, reati o pericoli attuali per l’incolumità.
La Relazione 2025 dell’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie (ONSEPS) ha registrato quasi 18.000 aggressioni a professionisti sanitari, con oltre 23.000 operatori coinvolti. Insieme ai Pronto Soccorso, gli SPDC figurano tra i contesti a maggior rischio. I dati INAIL e le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità confermano che si tratta di un fenomeno strutturale e non di episodi isolati.
La circolare della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato (n. 0019018, 6/11/2019) volta a evitare l’impiego improprio della forza pubblica per compiti clinico-assistenziali, qualifica come «assolutamente eccezionale» il ricorso alle Forze di polizia. Tale formula, se non accompagnata da criteri operativi chiari, può determinare applicazioni disomogenee anche quando ricorrano i presupposti ordinari di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria.
La natura psichiatrica del reparto, o la condizione della persona coinvolta, non possono di per sé giustificare il rifiuto o il differimento di un intervento dovuto. Lasciando soli medici e operatori a difendersi da episodi di aggressione, si rischia la perpetuazione, inoltre, logiche custodiali e di contenzione che contrastano con il diritto internazionale e con la Costituzione e che ricadono necessariamente sulla qualità e sulla missione teraputica, unica ratio legis possibile del TSO.
Ci appelliamo a Voi perché è giunto il momento di fare chiarezza su chi deve intervenire quando, in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, durante un’aggressione è già in corso. Non si chiede più polizia negli ospedali, bensì regole chiare che proteggano chi cura e chi è curato nel rispetto delle reciproche competenze e funzioni.
Per far fronte a tutto ciò occorre che:
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Si adotti, d’intesa tra i Ministeri dell’Interno, Salute e Giustizia, e con il coinvolgimento delle Regioni, un protocollo operativo nazionale che distingua emergenze cliniche, TSO e situazioni di ordine pubblico o di rilevanza penale;
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Si promuovano protocolli territoriali e formazione congiunta tra Prefetture, Questure, centrali operative 112, aziende sanitarie e servizi di salute mentale, Giudici tutelari per quanto di competenza;
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Si assicuri la diffusione delle nuove indicazioni e il monitoraggio degli episodi di mancato, ritardato o controverso intervento, riferendo alle competenti Commissioni parlamentari.
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Si riveda, o sostituisca, la circolare della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato prot. n. 0019018 del 6 novembre 2019 e per l’adozione di protocolli operativi nazionali sugli interventi delle Forze di polizia nelle strutture sanitarie e nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC, chiarendo che l’intervento delle Forze di polizia non è escluso quando siano segnalati reati in corso, aggressioni, minacce concrete, armi o pericoli attuali per l’incolumità.
Le organizzazioni che promuovono questo appello restano disponibili a partecipare a un tavolo tecnico interistituzionale e a mettere a disposizione dati, segnalazioni e competenze professionali utili alla revisione delle procedure.
Istanza urgente SIEP – Associazione Luca Coscioni, 10 luglio 2026 (PDF)
Comunicato stampa Associazione Luca Coscioni, 14 luglio 2026