Chi è Lucia
Lucia, 80enne di Trieste, è affetta da degenerazione cortico-basale, una rara malattia neurodegenerativa progressiva, incurabile e che determina un precoce decadimento di alcune aree dell’encefalo.
A causa della malattia, Lucia ha gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi. Ma soprattutto non può più svolgere nessuna attività senza l’assistenza continuativa dei suoi caregivers. Assume una corposa terapia farmacologica, la cui sospensione o interruzione comporterebbe dolori atroci per Lucia.
Lucia, dopo anni di sofferenza e visto il progressivo peggioramento delle sue condizioni, avviava contestualmente il percorso per accedere al suicidio medicalmente assistito sia in Svizzera che in Italia.
Le richiesta in Italia
Nell’agosto 2025, Lucia mandava alla propria ASL, la ASUGI di Trieste, la richiesta di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito, come previsto dalla sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale.
ASUGI, dopo una immediata presa in carico della richiesta e dopo aver effettuato le visite domiciliari, nel novembre 2025 trasmetteva la propria relazione finale e il parere del comitato etico: Lucia non ha i requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia. Non sarebbe mantenuta in vita da alcun trattamento di sostegno vitale secondo ASUGI.
L’opposizione dei legali di Lucia
Lucia, con l’aiuto della sua famiglia, si rivolgeva all’Associazione Luca Coscioni per capire se fosse possibile fare qualcosa contro la decisione di ASUGI, perché vorrebbe procedere all’aiuto medico alla morte volontaria in Italia, vicino alla sua famiglia. Preferirebbe non andare in Svizzera, perché il viaggio sarebbe lungo e doloroso per lei, nelle sue condizioni. Lo vede come la sua ultima possibilità.
Così Lucia, assistita dal team legale dell’Associazione Luca Coscioni*, mandava una prima diffida alla ASL nel marzo 2026, chiedendo l’immediata rivalutazione delle sue condizioni, in modo conforme all’interpretazione della Corte costituzionale sul “trattamento di sostegno vitale” (sent. 135/2024 e 66/2025).
ASUGI confermava che avrebbe proceduto ad una nuova valutazione delle condizioni di Lucia e veniva avviata una nuova procedura di verifica, con nuove visite domiciliari.
Tuttavia, nonostante l’immediata effettuazione di queste nuove visite, a giugno 2026 Lucia non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione da ASUGI.
Non ha ricevuto la nuova relazione medica e il nuovo parere del comitato etico.
Non sa ancora se può accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia, dopo dieci mesi dalla sua prima richiesta. Ma in questi mesi le sue condizioni sono peggiorate e le sue sofferenze aumentate e sta considerando di andare in Svizzera non riuscendo più a tollerarle.
La Svizzera
Lucia ha quindi deciso di percorrere quella che vedeva come la sua ultima possibilità: la strada svizzera.
È stata accompagnata in Svizzera da Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac per accedere al suicidio medicalmente assistito lì, dove aveva ricevuto la “luce verde” già nel marzo 2026.
Lucia si è autosomministrata il farmaco letale il 3 giugno 2026 ed è morta come non avrebbe voluto, lontana dal suo Paese. Come prima di lei un’altra triestina, Martina Oppelli.
Sempre perché ASUGI non interpreta il “trattamento di sostegno vitale” in modo conforme alla giurisprudenza costituzionale e, dopo le richieste di rivalutazione proprio di questo requisito, non ha completato la nuova procedura nei tempi ragionevoli per le condizioni della persona richiedente.
L’autodenuncia
Il giorno 4 giugno si sono autodenunciati presso la Questura di Trieste, Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac, i due attivisti dell’Associazione Soccorso Civile che hanno accompagnato Lucia in Svizzera, insieme a Marco Cappato, che in qualità di Presidente e Responsabile legale dell’Associazione, ha contribuito a organizzare il viaggio.
— ultimo aggiornamento: 5 giugno 2026 —