Il bambino e l’acqua sporca

Referendum Costituzionale 2026

Il No alla riforma costituzionale Nordio ha vinto, ma, come in tutte le vicende umane, anche nelle posizioni dei fautori del Sì non mancavano aspetti degni di considerazione.  P.es. nei riguardi delle nomine dei dirigenti degli Uffici. Senza dover citare casi di patologia istituzionale come il cosiddetto caso “Palamara”, troppo spesso si è assistito a comportamenti di “autopromozione” da parte dei candidati magistrati agli Uffici dirigenziali men che decorosi. Con loro richieste ai dirigenti di questa o quella corrente ed ai decisori in Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), di sostegno alla propria nomina.

L’ambizione personale e di carriera può essere benefica, spingendo le persone a migliorarsi ed avere i mezzi per giovare alle comunità professionali di appartenenza. Ma è necessario ripulire le procedure di nomina dirigenziale, che nell’attuale sistema troppo spesso sono inquinate da opacità. Ovunque, ma soprattutto in Magistratura, i cui componenti per le loro funzioni, hanno necessità inderogabile di non temere né sperare alcunché.

La soluzione del sorteggio dei membri del CSM prospettata dalla Riforma non era una soluzione. Innanzitutto, perché nulla autorizzava a credere che tali membri sorteggiati avrebbero potuto essere meno influenzabili rispetto ai loro predecessori eletti, nelle scelte importanti, anche politiche, che avrebbero dovuto fare. Secondo, perché nello scegliere, il caso non sempre dà buoni risultati, soprattutto su numeri piccoli come quello dei consiglieri togati del CSM (sedici). Se Gianni Agnelli avesse avuto ragione nel paragonare l’essere sotto indagine da parte della Magistratura al trovarsi sul tavolo operatorio, chi avrebbe avuto piacere di essere operato da un chirurgo sorteggiato? Esiste un’alternativa al sorteggio, tanto semplice quanto difficile da ottenere nel nostro Bel Paese: i candidati non cerchino raccomandazioni e i decisori nel CSM non se ne facciano influenzare. Il bambino è salvo, ma i magistrati ora devono dimostrare di saper buttare l’acqua sporca

Guido Frosina si è laureato in Scienze Biologiche presso l’Università e la Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1981. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Genetica presso l’Università di Ferrara nel 1987. Ha svolto ricerche in campo oncologico presso l’Institut Gustave Roussy – France,  l’Imperial Cancer Research Fund – UK e dal 1987 è Dirigente Sanitario presso l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Si occupa attualmente di radioterapia dei tumori cerebrali e di qualità ed integrità della Ricerca.