Una proposta popolare per rendere effettiva la libertà di scelta fino alla fine.
Il 15 luglio 2025 l’Associazione Luca Coscioni ha depositato al Senato 74.000 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale.
La proposta, oggi all’esame del Senato con il numero S. 1597, chiede una legge nazionale che riconosca e disciplini tutte le forme di aiuto medico alla morte volontaria: non solo il suicidio medicalmente assistito, ma anche l’eutanasia nei casi in cui la persona non sia fisicamente in grado di autosomministrarsi il farmaco.
Una legge necessaria per garantire che nessuno sia costretto a subire sofferenze che considera insopportabili e che non sia discriminato solo per la propria condizione economica, per il luogo in cui vive o per la capacità fisica di compiere autonomamente l’ultimo atto.
Perché serve una legge
Dal 2019, grazie alla sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato-Antoniani, l’aiuto al suicidio non è punibile in presenza di condizioni rigorose. Tuttavia, l’assenza di una legge nazionale continua a produrre disuguaglianze, ritardi e incertezze.
In molte parti d’Italia le persone malate e le loro famiglie affrontano procedure senza tempi certi, risposte tardive e percorsi diversi da Regione a Regione. Restano inoltre escluse o discriminate le persone che, pur lucide, consapevoli e affette da patologie irreversibili fonte di sofferenze intollerabili, non possono autosomministrarsi il farmaco a causa della paralisi o di altre limitazioni fisiche.
La proposta popolare interviene per superare questi vuoti e garantire un percorso pubblico, uniforme, gratuito e rispettoso della volontà della persona.
Cosa prevede la proposta
La proposta di legge introduce una disciplina dell’aiuto medico alla morte volontaria, che comprende:
- il suicidio medicalmente assistito, quando è la persona stessa ad autosomministrarsi il farmaco;
- l’eutanasia, quando la somministrazione è effettuata da un medico, su richiesta della persona malata che non sia fisicamente in grado di provvedere da sé.
L’accesso è previsto per persone maggiorenni, capaci di prendere decisioni libere e consapevoli, affette da una patologia o condizione clinica irreversibile e fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputano intollerabili.
La richiesta deve essere personale, libera, informata e sempre revocabile. La persona deve ricevere informazioni complete sulle proprie condizioni di salute, sulle alternative terapeutiche, sulla terapia del dolore e sulle cure palliative.
Un percorso nel Servizio sanitario nazionale
La proposta affida al Servizio sanitario nazionale la verifica dei requisiti e l’organizzazione del percorso.
La procedura deve concludersi entro tempi certi e compatibili con le condizioni cliniche della persona: il termine massimo previsto è di 30 giorni dalla richiesta.
Le prestazioni sono garantite gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Il personale sanitario può partecipare su base volontaria, ma le strutture pubbliche devono assicurare che il diritto riconosciuto dalla legge possa essere effettivamente esercitato.
La proposta prevede inoltre specifiche garanzie per accertare la libertà e la consapevolezza della decisione, prevenire abusi e tutelare le persone in condizioni di maggiore vulnerabilità.
Una legge per non lasciare nessuno indietro
Oggi chi chiede aiuto per porre fine a sofferenze irreversibili può trovarsi di fronte a ostacoli burocratici, attese incompatibili con la propria condizione clinica o discriminazioni legate alla propria patologia e alla capacità materiale di autosomministrarsi o meno un farmaco.
Una legge sull’eutanasia legale non è una scorciatoia: è una garanzia di libertà, responsabilità e uguaglianza. Significa assicurare che ogni persona possa essere accompagnata nelle scelte di fine vita all’interno di un percorso sanitario pubblico, rigoroso e rispettoso della dignità individuale.
A che punto è la proposta
La proposta di legge popolare è stata depositata al Senato con il numero S. 1597 – Disposizioni in materia di aiuto medico alla morte volontaria ed è in esame presso le Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali.
Dopo anni di richiami della Corte costituzionale, mobilitazioni civili e disobbedienze che hanno reso visibili le conseguenze dell’inerzia politica, è il momento che il Parlamento discuta e approvi una legge nazionale capace di garantire diritti, tutele e tempi certi per tutte e tutti.