Dopo i nuovi dati sulla sicurezza dei trapianti di neuroni ottenuti da cellule staminali embrionali, Filomena Gallo e Alessia Cicatelli: “La scienza avanza, l’Italia superi un divieto che dura da oltre vent’anni. Liberare la ricerca è una responsabilità verso le persone malate”
Nuovi dati rafforzano le prospettive della ricerca sulle cellule staminali embrionali per il trattamento del Parkinson. Lo studio clinico STEM-PD, pubblicato il 9 luglio su Nature Medicine, ci dà una speranza. Si sono valutati, a dodici mesi di distanza, i dati sul trapianto di precursori di neuroni dopaminergici ottenuti da cellule staminali embrionali umane, testato su otto pazienti con Parkinson moderato: nessun evento avverso grave è stato attribuito al prodotto cellulare e non sono emersi segnali di formazione tumorale, confermando un profilo di sicurezza favorevole e la fattibilità della procedura in questa prima fase della sperimentazione. Lo studio, coordinato dall’Università di Lund e dallo Skåne University Hospital, proseguirà fino a 36 mesi di follow-up.
Lo scorso 19 febbraio 2026, Malin Parmar era intervenuta al convegno dell’Associazione Luca Coscioni, “Luca Coscioni e la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e sulle malattie rare”, tenutosi nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica e ospitato dalla vice presidente Castellone. In quell’occasione, la scienziata aveva illustrato gli sviluppi della ricerca e della sperimentazione clinica sul Parkinson presso l’università di Lund.
↓ L’INTERVENTO DI MALIN PARMAR↓
“Questi risultati non sono ancora una cura, ma rappresentano un passo concreto: cellule derivate da staminali embrionali sono state trapiantate nel cervello di persone con Parkinson e, a dodici mesi, nessun evento avverso grave è stato attribuito al prodotto cellulare. È così che la scienza avanza, attraverso studi rigorosi e verifiche progressive”, dichiarano Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Alessia Cicatelli, coordinatrice della campagna per il superamento del divieto di ricerca sugli embrioni in Italia.
“Eppure, mentre la ricerca internazionale procede, in Italia la legge 40 da oltre vent’anni vieta di destinare alla ricerca scientifica le blastocisti non idonee a una gravidanza. Per la violazione del divieto sono previste pene da due a sei anni di reclusione e multe da 50 mila a 150 mila euro. Il paradosso è evidente: mentre la scienza mostra le possibilità aperte dalla ricerca sulle cellule staminali embrionali, il nostro Paese continua a vietarla. La Corte costituzionale, con la sentenza 84 del 2016, ha affidato al legislatore il compito di bilanciare la tutela dell’embrione e l’interesse alla ricerca scientifica. Sono passati dieci anni e il Parlamento non è intervenuto. È una responsabilità politica che deve una risposta alle persone malate e alle loro famiglie. Perché all’estero esiste una speranza di cura e nel nostro Paese no? Chiediamo di consentire finalmente la donazione alla ricerca delle blastocisti non idonee a una gravidanza perché difendere il diritto alla scienza significa difendere le persone, la loro salute e la possibilità di nuove cure”, concludono Gallo e Cicatelli.
L’Associazione Luca Coscioni ha promosso la petizione al Parlamento “Difendiamo i divieti o difendiamo le persone? Liberiamo la ricerca per trovare nuove cure”, chiedendo la cancellazione del divieto di donare alla ricerca scientifica gli embrioni non idonei a una gravidanza, superando le attuali limitazioni della legge 40/2004, e prevedendo garanzie e controlli rigorosi, per favorire lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e di nuove strategie terapeutiche nel rispetto della libertà di ricerca e del diritto alla salute.
L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.