Chi è Mariasole

“Mariasole” (nome di fantasia scelto a tutela della privacy), 63enne toscana , è affetta da paralisi sopranucleare progressiva, una forma di parkinsonismo degenerativo atipico con esordio risalente al 2015. La patologia ha avuto un’evoluzione particolarmente rapida: già nel 2019 “Mariasole” aveva rallentamenti psicomotori, instabilità posturale con frequenti perdite di equilibrio e gravi difficoltà nell’eloquio.

Dal 2022 la sua condizione si è ulteriormente aggravata: “Mariasole” non è più in grado di deambulare autonomamente, è costretta all’uso della carrozzina ed è totalmente dipendente dall’assistenza continuativa del marito e di un assistente socio-sanitario per ogni funzione vitale. Impossibilitata a parlare, con possibilità di comunicare esclusivamente tramite un ausilio tecnologico. Non solo, ma con il decorso della patologia, soffre di grave disfagia che le impedisce di deglutire correttamente e di stipsi cronica che richiede manovre meccaniche per l’evacuazione.

Visto il progredire inarrestabile della malattia e le sofferenze ritenute intollerabili, il 28 luglio 2025, “Mariasole” inviava alla propria ASL la richiesta di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito.

Le verifiche della ASL e il diniego sul sostegno vitale

L’Azienda sanitaria, dopo aver effettuato le visite domiciliari e acquisito il parere del Comitato Etico, trasmetteva nell’agosto 2025 una relazione con esito negativo.

Nonostante il riconoscimento dell’irreversibilità della patologia e delle sofferenze intollerabili, la ASL riteneva non soddisfatto il requisito del “trattamento di sostegno vitale”, contrariamente a quanto espresso dal comitato etico nel suo parere.

E ciò in palese contrasto con la giurisprudenza della Corte costituzionale che ha esteso l’interpretazione dei trattamenti di sostegno vitale anche all’assistenza continuativa dei caregivers e alle manovre meccaniche per evacuare (sent. 135/2024) e che ha affermato come il rifiuto di un trattamento di sostegno vitale equivalga alla sua presenza (sent. 66/2025). Rifiuto che nel caso di specie sussisteva: “Mariasole”, in piena coerenza con le proprie volontà, ha formalizzato il rifiuto a qualsiasi trattamento invasivo futuro, come la nutrizione artificiale tramite PEG, già indicata come necessaria dai medici specialisti.

A causa di questo diniego illegittimo, “Mariasole” contattava l’Associazione Luca Coscioni per vedere rispettato il suo diritto di scelta.

La richiesta di rivalutazione

I legali di “Mariasole” — il Collegio legale di studio e difesa di “Mariasole” coordinato dall’Avv. Filomena Gallo e composto dagli avvocati Francesca Re, Angioletto Calandrini e Alessia Cicatelli — inviano una diffida alla ASL chiedendo un’immediata rivalutazione delle sue condizioni, conforme alla giurisprudenza costituzionale in materia.

La ASL, dopo aver svolto nuove visite domiciliari, reiterava il proprio diniego nel novembre 2025. Nonostante, ancora una volta, il Comitato Etico si fosse espresso in senso opposto, riconoscendo invece la sussistenza di tutti i requisiti.

Il ricorso d’urgenza

A fronte del persistente rifiuto dell’azienda sanitaria e del continuo aggravamento del quadro clinico, “Mariasole”, assistita dai suoi legali, ha presentato un ricorso d’urgenza presso il Tribunale di Pisa chiedendo di accertare, tramite una Consulenza Tecnica d’Ufficio, la sussistenza dei requisiti e di ordinare alla ASL di fornire il farmaco letale e la strumentazione idonea all’autosomministrazione.

Il peggioramento di “Mariasole”: l’ok finale della ASL

Durante il giudizio, le condizioni di “Mariasole” sono ulteriormente peggiorate. Tanto da rendere necessaria un’ulteriore valutazione nutrizionale che indicava nuovamente il posizionamento urgente e necessario della PEG, da “Mariasole” rifiutato.

I legali di “Mariasole” hanno fornito la nuova e ulteriore documentazione medica attestante il peggioramento delle sue condizioni di salute alla ASL che, rivalutandole, ha ritenuto sussistente il requisito del trattamento di sostegno vitale.

L’azienda sanitaria ha quindi chiesto di ricevere dal medico di fiducia di “Mariasole”, il Dott. Paolo Malacarne, un protocollo medico contenente l’indicazione del farmaco letale, nel suo dosaggio utile, e le modalità di autosomministrazione più idonee all’autosomministrazione.

A seguito del parere positivo della ASL sul protocollo medico, visto che la ASL aveva adempiuto correttamente ai suoi doveri istituzionali, i legali di “Mariasole” congiuntamente al legale dell’ASL hanno depositato un’istanza per la cessazione del giudizio davanti al Tribunale e “Mariasole” ha potuto finalmente decidere se e quando procedere.

L’autosomministrazione

Il giorno 4 maggio 2026, “Mariasole”, con l’assistenza del suo medico di fiducia, il Dott. Paolo Malacarne, ha potuto esercitare il suo diritto ad autodeterminarsi.

Ha potuto farlo a casa sua, vicino ai suoi cari, dopo lunghi mesi di visite e diffide. Ma adesso è finalmente libera.

Dichiarazione di “Mariasole”

I motivi per cui ho deciso di fare questa scelta sono vari: l’impossibilità di vivere una vita che sia degna di questo nome, non poter vedere, non poter parlare e quindi l’impossibilità di comunicare, non avere la possibilità di muovermi in nessun modo, non poter mangiare, in pratica non vivere.

In questo periodo di attesa mi sono sentita defraudata di un diritto che dovrebbe essere inalienabile e la cosa più triste, che toglie dignità è la lotta che ho dovuto fare, insieme a chi mi è accanto e mi assiste con cura e amore. Io ho avuto la possibilità di poter chiedere informazioni, approfondimenti al numero bianco dell’associazione Luca Coscioni e, grazie al collegio legale e ai medici, superare questioni tecniche per ottenere quanto sancito dalla Corte Costituzionale. Spero che nessuno debba attendere nella sofferenza come me e sentirsi sola davanti ad ostacoli che non dovrebbero esserci una volta accertata la malattia, la sofferenza e la volontà libera della persona“.

— Ultimo aggiornamento: 4 maggio 2026 —