RU486

Cos’è

La RU486 è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco ( in associazione con una prostaglandina) per indurre l’interruzione della gravidanza farmacologica, entro i primi 49 giorni di amenorrea; il farmaco, che si assume per via orale, è stato introdotto in Italia dopo una lunga battaglia Radicale solo nel 2009.

Il farmaco è commercializzato in Italia e in Francia con il nome Mifegyne e negli Stati Uniti col nome di Mifeprex.

Come funziona

Rispetto ai metodi abortivi tradizionali (l’aborto per aspirazione, ad esempio), la RU-486 presenta le seguenti caratteristiche:

– non richiede intervento chirurgico e anestesia;

– non rende indispensabile da un punto di vista clinico l’ospedalizzazione (che è comunque prevista normativamente in alcuni Stati)

– non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell’intervento chirurgico (rottura dell’utero, lacerazioni del collo dell’utero, emorragie ecc.);

– può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza, mentre l’aspirazione viene eseguita generalmente dopo la 7° settimana (interrompendo lo sviluppo dell’embrione in una fase precedente si ottiene il duplice risultato di interrompere la gravidanza in un momento in cui lo statuto di persona è difficilmente sostenibile e di ridurre le complicazioni per la donna).

RU486: nel mondo

Attualmente è in uso in tutti gli Stati dell’Unione Europea, ad eccezione della Polonia e della Lituania, oltre che dell’Irlanda e di Malta (paesi nei quali l’aborto è vietato).

Per quanto attiene il resto del mondo, come nell’UE anche negli Usa, in molti paesi dell’Europa dell’est, in India, in Cina e in quasi tutti i Paesi dove l’aborto è legale, decine di milioni di donne hanno abortito volontariamente con questo metodo, che è considerato sicuro ed efficace dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

RU486: in Italia 

Nel nostro paese, dopo la battaglia per la sua sperimentazione iniziata nel 2005 da Silvio Viale (➡ Leggi: RU486: una vittoria Radicale) viene ufficialmente commercializzata il 10 dicembre 2009, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’autorizzazione all’immissione in commercio.

Tuttavia, a differenza degli altri Paesi europei dove è possibile interrompere una gravidanza con il metodo farmacologico fino al 63° giorno di amenorrea, nel nostro paese il limite massimo per questa procedura è fissato al 49° giorno (7 settimane calcolate a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione).

In osservanza a quanto raccomandato dal Consiglio Superiore di Sanità, la stragrande maggioranza delle regioni italiane prevede l’effettuazione della procedura farmacologica in regime di ricovero ordinario. Per questo motivo, nonché per difficoltà organizzative, solo poche strutture offrono la possibilità di scegliere tra aborto medico e aborto chirurgico, tanto che nel 2013 solo il 9,7% delle donne italiane ha potuto fare ricorso al metodo farmacologico.

 RELAZIONE DEL MINISTRO DELLA SALUTE SULLA ATTUAZIONE DELLA LEGGE CONTENENTE NORME PER LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITÀ E PER L’INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA

Nel dicembre 2015 AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) ha inviato una lettera aperta alla Ministra della Salute, sostenuta da numerose personalità e associazioni tra cui la nostra, in cui si richiede, in nome dell’applicazione del concetto di appropriatezza delle prestazioni, di adoperarsi per rendere accessibile l’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico in regime di Day Hospital e, quando possibile, nei consultori familiari  e nei poliambulatori, come previsto dall’articolo 8 della legge 194.

Il 28 settembre 2017, in occasione della “Giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto” abbiamo rilanciato la richiesta alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin di poter effettuare l’aborto farmacologico anche in regime ambulatoriale, raccogliendo numerosissime firme a supporto.

FIRMA SUBITO L’APPELLO per l’aborto farmacologico anche in regime ambulatoriale


Cosa facciamo noi

L’Associazione Luca Coscioni oggi si batte affinché:

  • sia garantita alle donne la possibilità di scegliere per l’IVG il metodo preferito e più consono, sia esso medico o chirurgico;

  • il limite per l’interruzione della gravidanza farmacologica venga esteso a 63 giorni di amenorrea (9 settimane);

  • l’IVG farmacologica sia accessibile nei consultori familiari e nei poliambulatori, come previsto dall’art 8 della legge 194, o, quando necessario, in regime di DH e non, come oggi avviene, in regime di ricovero ordinario.

L’Associazione Luca Coscioni invita a denunciare, attraverso la pagina del Soccorso Civile dedicata alla Ru486, le strutture sanitarie che non garantiscono questo diritto.

(Testi a cura della Dr.ssa Mirella Parachini e Dr.ssa Anna Pompili)