Biografia
Silvano Ferrando è nato a Savona il 10 novembre 1956.
Diplomato al liceo classico Chiabrera, ha proseguito gli studi ottenendo la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Genova.
Intorno alla metà degli anni settanta, matura una passione politica (che non lo abbandonerà mai, sia pur con differenti livelli di coinvolgimento) e sempre dalla parte delle persone più svantaggiate socialmente e dei settori più marginalizzati, assumendo il ruolo di dirigente provinciale della FGCI (la giovanile dell’allora PCI di Berlinguer).
In quegli stessi anni partecipa attivamente alla costruzione delle “leghe dei giovani disoccupati” che, trovando spazio all’ interno del sindacato unitario, riuscirono, con le loro lotte, a far promulgare una legge considerata molto importante, e pure assai controversa, con l’obiettivo di un incremento dell’occupazione giovanile: la ben nota legge 1° giugno 1977, n. 285, simbolo di un importantissimo confronto generazionale.
Nel periodo che va dal 1985 al 1990 viene eletto nel Consiglio Comunale di Spotorno con l’incarico di Assessore alla Cultura, Associazionismo e Volontariato.
A ventiquattro anni era fra i più giovani amministratori d’ Italia. A seguito del superamento di specifico concorso nazionale, entra nel Ruolo Nazionale dei Segretari Comunali e Provinciali – che svolgono attività di direzione organizzativa e controllo di legalità dell’azione amministrativa dei Comuni e delle Provincie – prende servizio nel Monregalese (CN) e, per qualche anno, si trasferisce in Piemonte.
Rientrato a Spotorno, continua la propria attività in diversi Comuni della provincia di Savona (Celle Ligure, Cairo Montenotte, Spotorno), anche coprendo lo specifico ruolo di “Direttore Generale”. Nel contempo, viene nuovamente eletto (per due legislature) nel consiglio comunale spotornese ed è chiamato ad esercitare le funzioni di Vicesindaco.
Negli anni successivi, all’ingresso nel nuovo millennio sarà impegnato in un più accentualo impegno nel ruolo della Direzione manageriale e dell’innovazione degli enti locali (con importante master di due anni alla SDA sell’ università Bocconi di Milano): l’intenzione personale e la speranza era quella di garantire ai cittadini servizi più “pronti” rispetto alle esigenze di coloro che ne avevano e che ne hanno più bisogno E anche perché fosse abbandonato il funesto modello “burocratico-autorizzatorio”, ben radicato nel pensiero e nell’azione del personale comuni fin dagli anni 50, retaggio devastante per una nuova cultura di servizi pensati per il benessere del cittadino, titolare di diritti ed interessi pubblici vigorosi e crescenti.
C’era troppo da fare, e le resistenze al cambiamento, come sempre, fortissime.
Alle porte del 2020 si può andare in pensione.
Inizia, quindi, una fase di ricerca di nuovi impegni ed interessi e, finalmente, anche la possibilità di intraprendere un doveroso percorso di impegno civico.