Ada Covino
Mi chiamo Ada Covino, sono nata a Napoli il 20 settembre 1980.

Nel 1999 mi sono diplomata in lingue, e da allora ho fatto molti lavori diversi, ognuno mi ha lasciato un frammento di esperienza e di umanità.

A 18 anni sono andata a vivere da sola, a Forcella, e mi sono innamorata della mia città come una turista incantata.
Ho percorso le strade del mio libro preferito, ho respirato la vita nei vicoli intrisi di storia, e lì ho capito che la mia esigenza di libertà era nel mio DNA di scugnizza: non potevo che vivere seguendo il mio passo.

A 25 anni mi sono trasferita a Bologna. Dopo vari traslochi, ho trovato la casa dei sogni in un paesino dell’Appennino tosco-emiliano: è stato uno dei periodi più belli della mia vita.
Tra quelle montagne ho rafforzato la mia spiritualità, la mia natura più autentica, mentre Bologna e la riviera romagnola saziavano la parte più vitale e terrena di me.

Il lavoro mi ha sempre accompagnata come un modo per conoscere e crescere.
Sono entrata all’Unieuro per coprire un turno natalizio e, in tre anni, sono diventata responsabile di settore.
A 29 anni, ho iniziato una nuova avventura come merchandiser per la Candy Hoover Group, seguendo l’intera Emilia-Romagna.

A 34 anni, insieme a quello che allora era mio marito, ho aperto una carpenteria in ferro.
Poi, nel 2017, è finito il matrimonio e la società.
Sono tornata a Napoli, e dopo un anno sabbatico per rimettermi in piedi, ho scelto di unire il mio bisogno di lavorare con la mia predilezione per l’aiuto.

Così ho studiato per diventare operatrice socio-sanitaria, e dal 2018 fino al giorno della diagnosi di SLA, ho fatto il lavoro che ho amato più di ogni altro.
Ogni giornata, ogni sguardo, ogni gesto di cura è stato un dono reciproco.

Parallelamente al mio lavoro, ho sempre cercato di mettermi al servizio degli altri anche nel tempo libero.

Nel mio cammino ho sempre sentito forte il bisogno di restituire qualcosa agli altri. Ho aiutato tante persone, spesso in silenzio, senza appartenere a nessuna associazione: solo con la volontà di esserci.
Durante il terremoto di Concordia ho lavorato in un campo per i terremotati e, anche dopo, ho continuato a sostenere alcune famiglie, contribuendo alle spese scolastiche di bambine colpite più duramente.

Quando sono tornata, non ho smesso di impegnarmi.
Ho dato una mano a famiglie in difficoltà, ho fatto volontariato e donazioni in un rifugio per cani, e passavo parte del mio tempo libero ad addestrare i randagi del quartiere, per insegnare loro a convivere con gli abitanti.
Piccoli gesti, ma per me pieni di senso: modi per restare connessa con il mondo.

Oggi la SLA ha cambiato molte cose: il corpo, i ritmi, le possibilità. Ma non ha cambiato me.
Non posso più parlare, ma ho ancora molto da dire.