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Una sentenza del giudice Talia nel 1995 invitava a verificare il reato di “attentato alla salute pubblica” causata dagli sversamenti in mare del nostro sistema fognario.

Da allora le situazione non è cambiata. Rimane l’emergenza e il rischio salute dei bagnanti.

Le testimonianze di chi si è ammalato dopo un bagno sono eloquenti. Sottovalutazione e superficialità da parte delle istituzioni caratterizzano le richieste di interessamento.

In estate sono numerose decine le occasioni in cui si scarica a mare e viene attivato il divieto di balneazione in prossimità dei canali di scarico presenti sulla spiaggia di tutta la costa riminese. Divieti che rimangono sconosciuti ai più. Bambini e anziani, bagnanti stranieri e riminesi si trovano così, nel disinteresse degli operatori e delle istituzioni, a bagnarsi in acque vietate con grave rischio per la propria incolumità e salute. Passeggiare scalzi sulla battigia sporca è un altro comportamento che può essere pericoloso in questa situazione, come giocare con la sabbia di fronte ai canali di scarico.

In inverno nessuna si cura di segnalare questa situazione con grave pericolo per tutti gli sportivi e cittadini che usano il mare.

Ancora la volontà di nascondere la situazione si evidenzia dal fatto che il piccolo cartello, che viene applicato in prossimità degli scoli fognari sulla spiaggia dopo l’apertura, viene sistematicamente rimosso da ignoti ben prima dello scadere delle 24 ore di obbligo. Nessuna istituzione si occupa di denunciare il fatto. Nessuno interviene per rimette in opera l’avviso. Questo grave comportamento resta impunito da oltre 3 lustri.

Il problema non può essere ignorato ancora per altri 20/30 anni in attesa di separare le fognature. E’ invece possibile e necessario intervenire da subito attivando tutte le iniziative necessarie per informare e tutelare la salute pubblica.