Trovata la “superstaminale” Potrà ripararci il cuore

Franca Porciani

StaminaliE` l’elemento da cui hanno origine i tessuti cardiaci
«Perché insistiamo ad iniettare nel cuore cellule staminali prese da altre parti del corpo quando sappiamo che quest’organo ha le "sue"?» chiedeva Attilio Maseri, arcinoto cardiologo, commentando, in un’intervista al Corriere del 2002, uno dei tanti esperimenti che in questi anni hanno segnato la strada della terapia rigenerativa dell’infarto con cellule staminali di diversa origine, per lo più prese dal midollo osseo. Maseri faceva riferimento alla scoperta che nel cuore esistono, negli atri e all’apice, cellule staminali capaci di rigenerare quelle usurate, di cui è autore Piero Anversa, «cervello» emigrato negli Usa da molti anni, ora all’università di Harvard, a Boston. Su questo fronte arriva oggi una «superscoperta»:

è stata identificata in cellule embrionali in laboratorio la staminale primordiale, da cui «figliano» i tre tipi principali di cellule cardiache: le muscolari striate (funzione di pompa), le endoteliali (rivestimento interno dei vasi) e le muscolari lisce (ruolo di sostegno e continuità). Questa cellula originaria, presente in una certa fase della vita nel grembo materno è stato scoperta, prima in cellule di topo, poi in embrionali umane dall’équipe di Kenneth Chien del Massachusetts General Hospital di Boston grazie ad un proteina che soltanto lei possiede, detta islet 1 (la rivista Nature le ha dedicato la copertina). Un bellissimo risultato di ricerca di base, ma in pratica che cosa cambia? Abbiamo trovato finalmente la strada perché ognuno possa «autoripararsi» il cuore? In realtà per consentirne l’identificazione nel «calderone» delle altre cellule embrionali, queste cellule sono state manipolate con traccianti capaci di legarsi al loro Dna per renderle fluorescenti. Si tratta di cellule «ingegnerizzate», alterate nel loro patrimonio genetico, in qualche modo artificiali. «In sostanza, inutilizzabili per eventuali ricerche sui malati – commenta, lapidario, Philippe Menasché, il cardiochirurgo dell`ospedale Georges Pompidou di Parigi divenuto famoso nel 2000 per essere stato il primo a tentare su un uomo l’iniezione nel cuore di cellule staminali originate da un frammento di muscolo della coscia, strategia che si è dimostrata, però, infruttuosa – . E una bella scoperta di cui, non sappiamo che cosa fare. Almeno per ora».

Scettico anche Eduardo Marbàn; direttore del Ce- dars-Sinai Heart institute di Los Angeles, autore di esperimenti in cui, dopo aver asportato un frammento di tessuto cardiaco, le cellule estratte vengono coltivate e reiniettate nel cuore del paziente. «Nel processo di sviluppo del tessuto cardiaco in laboratorio che noi stiamo sviluppando con grande attenzione, la proteina islet 1 non sembra giocare un ruolo importante» dice, scettico. Tutta invidia per una scoperta che può cambiare la geografia delle cure per l’infarto? «Il risultato ottenuto da Kennet Chien è brillantissimo risponde Giulio Pompilio, responsabile della ricerca di terapia rigenerativa dell’istituto cardiologico Monzino di Milano -. E vero che queste cellule attualmente non sono utilizzabili come cura sperimentale nei malati, ma Chien sta lavorando per trovare un modo più semplice e innocuo per identificarle nel mix delle cellule embrionali. E sono già uno strumento di ricerca importante per la genesi delle malformazioni cardiache e per testare l’efficacia di nuovi farmaci». Intanto Piero Anversa va avanti con le sue staminali cardiache adulte. A Boston in tandem con il cardiologo Roberto Bolli (altro «cervello» emigrato negli Usa da Perugia) sta conducendo un esperimento molto atteso su sette malati.

Da un frammento di atrio destro asportato nel corso dell’intervento di by-pass, sono state ricavate le cellule staminali e espanse in laboratorio per due mesi fino a ricavarne alcuni milioni. Il tutto è stato poi reinfuso ai malati con la stessa metodica con cui si fa la coronarografla. Le aspettative? Alte: si ipotizza che queste cellule colonizzino nelle aree infartuate del cuore rigenerando fibre muscolari. Se questa è l’utopia giusta da inseguire (il cuore che rigenera se stesso), gli studi che utilizzano cellule staminali prelevate dal midollo osseo e iniettate nel cuore vanno avanti in tutto il mondo da diversi anni. Alcuni di questi, in Germania come negli Stati Uniti, sono arrivati alla fase finale di sperimentazione (3`), quindi molto vicini alla pratica clinica. Tramontata la speranza che queste cellule del midollo possano accasarsi nel cuore e riparare le zone danneggiate; ci è accorti che il loro effetto benefico (modesto) è dovuto alla capacità di liberare fattori dì crescita che stimolano la formazione di nuovi vasi. E, con questa, una migliore irrorazione sanguigna. Ma la medicina rigenerativa è un’altra cosa.