Perché il governo non tocca sprechi e lottizzazioni nella Sanità

tagli-sanità
tagli-sanità.jpg
Il Foglio
Marcello Crivellini

Da oltre un decennio denunciamo la grande spartizione della Sanità, che si fonda sul controllo delle nomine dei Direttori generali da parte dei partiti e delle sottoaree partitiche a livello regionale. Si tratta di una spartizione di circa 110 miliardi di euro l`anno (appalti, nomine, assunzioni, clientele, rapporti con aziende private del settore, eccetera) che ha trasformato la Sanità in tutte le regioni nella più grande e gioiosa macchina di consenso elettorale. 

Qual è il meccanismo alla base di questa grande spartizione? Consentire alle giunte regionali di scegliere i loro protetti all`interno di un elenco regionale di aspiranti a Direttore generale. Poco importa se direttamente o tramite indicazione di una commissione (da loro nominata) di tecnici “amici” che sottopongono un numero di candidati tre volte superiore alle necessità. Cambia l`iter ma non il risultato finale. Al fine di spezzare questi legami che inquinano tanto la Sanità quanto la politica, Radicali e Associazione Luca Coscioni hanno avanzato da anni una proposta semplice e chiara: togliere le nomine alle regioni, lasciando a esse il compito, questo sì politico, di indicare gli obiettivi di Sanità e di salute da perseguire in ciascuna delle Aziende sanitarie e ospedaliere.

Obiettivi numerici, trasparenti, scadenzati nel tempo, pubblici e quantificati. Attribuire, invece, a società (nazionali e internazionali) di selezione di personale di alta dirigenza il compito di selezionare i dirigenti più idonei per raggiungere gli obiettivi delle singole realtà aziendali. Ai partiti che governano le regioni viene così affidato il compito di identificare la politica sanitaria e di salute, ai manager (scelti da soggetti tecnici esterni) il compito di attuare quelle indicazioni senza legami, amicizie, connivenze e ritorni economico-elettorali da assicurare. Ora il ministro della Pubblica amminstrazione, Marianna Madia, ha emesso un decreto legislativo in materia.

Cosa cambia? Invece di tanti elenchi regionali ce n`è uno nazionale cui ci si può iscrivere a patto di avere requisiti minimi (laurea, esperienza dirigenziale quinquennale) verificati da una commissione nazionale, alla quale partecipano anche le regioni. Poi ciascun assessore/presidente sceglie il Direttore generale di un`azienda sanitaria su una terna di candidati selezionati da una commissione nominata dalla regione stessa. Solo dopo la regione fissa gli obiettivi di Sanità e di salute da raggiungere. E` un procedimento che cambierà poco o niente almeno per tre motivi.

Primo: la vera selezione dei candidati avverrà a livello regionale tramite una commissione nominata dall`assessore/presiden- te attraverso una terna di nomi; l`esperienza dei concorsi in sanità, in Università e in altri settori pubblici mostra che le terne non hanno mai impedito le peggiori “porcate”.

In secondo luogo, facendo prima le nomine e fissando solo poi gli obiettivi, non si sceglieranno i manager più adatti alla realizzazione di quegli specifici obiettivi, ma gli obiettivi più adatti ai manager amici.

Infine, tra partiti e gestione materiale della Sanità continuerà a non esserci separazione, ma una zona di mezzo grigia e maleodorante, a scapito della salute e del reddito dei cittadini. Le proposte dell`Associazione Coscioni, invece, mirano a eliminare questo mondo di mezzo e ridare dignità alla politica e alla Sanità.

Il decreto Madia-Lorenzin migliorerà la forma della tragica situazione attuale, ma lascia campo aperto alle tradizionali scorrerie di questi anni. La situazione ricorda molto le vicende di “Miseria e nobiltà”, commedia di Eduardo Scarpetta, da cui è tratto un famoso film con Totò. Così i partiti da decenni hanno “mangiato” con le mani e senza riguardi ogni cibo sanitario possibile; ora si vuole che usino la forchetta, siano più composti ma non si impedisce loro di abbuffarsi e sistemarsi nella ricca cucina sanitaria delle nomine, degli appalti, delle assunzioni e dei favoritismi a buon rendere.

Peccato: ministri giovani, risultati vecchi.